10 piloti che avrebbero meritato di più in F1

Ci sono piloti che, pur con un gran talento, non hanno ottenuto una bella carriera in F1. Tra chi ci ha corso poco, chi per niente, andando a guardare tutte le categorie del motorsport si notano piloti che meritano o avrebbero meritato maggior fortuna nella massima serie del motorsport.

10 piloti che avrebbero meritato di più in F1
Giovinazzi e Gasly, due dei migliori piloti senza un volante in F1. Fonte: Autosprint

La F1 è uno sport difficile, crudele, spietato. Può bastare una stagione negativa, qualcosa che vada storto e sei out e certe volte non basta dare neanche il massimo per riuscire ad ottenere o a mantenere un posto di livello nel circus, si veda la vicenda Kvyat-Verstappen. Anche entrare in F1 è difficile perchè i posti disponibili sono pochi. I top team vogliono sempre un pilota già affermato, i piccoli team scelgono i piloti in base agli sponsor. Per questo ci sono stati vari piloti, che avevano tutte le carte per far bene nella massima categoria del motorsport, che sono stati appiedati dopo poche stagioni o che non sono riusciti a correre neanche una gara. La situazione in tempi recenti non è molto diversa e andando a guardare tutte le categorie del motorsport si possono notare vari piloti che negli ultimi 10-15 anni avrebbero potuto avere una buona carriera in F1 o che meriterebbero di correrci e che invece hanno ottenuto poco o niente. I dieci più meritevoli sono sicuramente questi qui.

Sebastien Buemi: il pilota svizzero si fece notare nel 2008, quando aveva solo 20 anni, arrivando sesto in GP2 e contemporaneamente secondo in GP2 Asia Series. Questi risultati gli valsero il debutto in F1 con la Toro Rosso. La macchina non era niente di speciale e Buemi si difese egregiamente nelle sue prime due stagioni, battendo sempre il compagno di squadra Alguersuari. Nel 2011 la macchina migliorò ma l'annata dello svizzero fu costellata dalla sfortuna e a causa di molti guasti lo svizzero terminò l'annata dietro al compagno di squadra e perse il posto in F1. Da quel momento in poi Buemi ha dimostrato continuamente l'errore di tale scelta. Nel 2012 lo svizzero si getta nel campionato endurance (WEC) con la Toyota. Nel 2013 arriva terzo in classifica e nel 2014 si lauerea campione del mondo. Da lì in poi Toyota non è competitiva per la vittoria e le stagioni successive sono al di sotto delle aspettative, anche se Buemi sfiora la vittoria a Le Mans nel 2016 che sfuma solo per un guasto. Da fine 2014 inoltre lo svizzero inizia l'avventura nella neonata Formula E con la Renault. Nel 2015 giunge secondo per un solo punto, mentre nel 2016 riesce a vincere il titolo mondiale, il suo secondo in totale. Nel 2017 Buemi correrà nuovamente nel WEC mentre la stagione di FE è già iniziata e dopo tre gare lo svizzero è primo in classifica. Per quanto riguarda la F1 non è detto che la sua carriera sia finita: Red Bull lo ha nominato pilota di riserva già nel 2012, convinta che lo svizzero abbia talento, e Renault potrebbe pensare a lui per il futuro. In ogni caso i risultati ottenuti dimostrano pienamente il valore del ragazzo.

Kamui Kobayashi: il giapponese, dopo buoni risultati nelle serie minori, vince la GP2 Asia Series nel 2009 e questo gli vale il debutto in F1 nello stesso anno, visto che Toyota lo chiama per sostituire l'infortunato Glock nelle ultime due gare della stagione. L'esordio è dei migliori: Kamui arriva nono nella prima gara, niente punti ma un bellissimo duello con Jenson Button, che in quella gara si laurea campione del mondo. I punti arrivano la gara successiva, dove il giapponese giunge sesto. Toyota lascia la F1 ma Kamui trova posto in Sauber. Seguono tre stagioni ad alto livello: nel 2010 e nel 2011 la macchina non è di livello ma Kamui la porta a punti in più di metà delle gare, battendo sempre il suo compagno di team. Nel 2012 arriva il primo podio e tanti altri buoni risultati, anche se arriva dietro al compagno di squadra Perez in classifica per soli sei punti, roba da poco. Tutto ciò però non basta e il giapponese è costretto a stare un anno fermo per poi disputare il 2014 a bordo della debolissima Caterham, chiudendo così la sua carriera in F1. Nel 2016 Kamui torna in Toyota, iniziando la sua avventura nel WEC. La sua prima stagione è da incorniciare: terzo posto in classifica, secondo a Le Mans e una vittoria a casa sua in Giappone. Nel 2017 sarà sicuramente tra i favoriti per il titolo. Meriterebbe un bel posto in F1? Sì perchè aveva un talento simile a quello di Sergio Perez, che è uno dei piloti del momento, e poteva ottenere altri podi e buoni risultati.

Andrè Lotterer: uno dei piloti più veloci e dal talento più cristallino della scena mondiale del motorsport ma che non è mai riuscito ad entrare stabilmente in F1 per motivi soprattutto anagrafici. Lotterer ha trascorso gran parte della carriera in Giappone correndo in Formula Nippon e in Super GT, serie comunque di buon livello, vincendo tre titoli (uno in Formula Nippon, due in Super GT) e giungendo altre undici volte tra i primi tre. Probabilmente Lotterer poteva ambire sin da subito a qualcosa in più, perchè il talento c'era già, ma la prima vera grande occasione per mettersi in mostra ad alti livelli è arrivata solo nel 2009 quando Lotterer si è dato all'endurance con Audi. La sua carriera in endurance è di assoluto livello: tre vittorie alla 24 ore di Le Mans e il titolo mondiale WEC nel 2012, campionato in cui è giunto secondo i tre anni successivi. Il talento di Lotterer è universalmente riconosciuto tanto che il tedesco è riuscito a correre una gara in F1: il GP del Belgio 2014. L'ambiente della massima serie del motorsport non è piaciuto al tedesco. In ogni caso nel 2017 con il suo passaggio in Porsche sarà il favorito per il titolo nel WEC e sicuramente continuerà a mettere in mostra il suo talento cristallino.

Tom Kristensen: il re dell'endurance non è mai riuscito ad andare in F1, il suo incredibile talento è esploso molto tardi. Kristensen ha iniziato a correre a buoni livelli, in Formula Nippon, solo intorno ai 25 anni. Il primo campionato serio, la F3000 ovvero quella che poi è diventata la GP2, lo ha disputato a 29 anni. Sia in Formula Nippon che in F3000 è stato subito grande protagonista mostrandosi tra i piloti più veloci. L'età non gli ha permesso però di pensare alla F1, quindi Kristensen si è dato all'endurance diventando uno dei più grandi piloti di sempre nelle gare di durata. Il danese ha vinto ben nove volte la 24 ore di Le Mans, trionfando con Porsche, Bentley e Audi, con cui ha trascorso gran parte della carriera. Purtroppo per lui un campionato mondiale serio di endurance è nato tardi dato che la prima stagione del WEC si è disputata solo nel 2012, quando ormai Kristensen era quasi a fine carriera. In aggiunta a ciò il danese ha avuto la sfortuna di trovarsi contro Lotterer, quello che potrebbe diventare il suo erede. Nonostante ciò a bordo della sua Audi è arrivato secondo nel 2012, battuto proprio da Lotterer sull'altra Audi, e nel 2013 ha vinto il campionato del mondo per poi ritirarsi a fine 2014. Fa molto strano che un pilota come il danese abbia vinto solo un titolo e che non abbia mai corso in F1 ma sicuramente Kristensen può essere più che soddisfatto della sua carriera.

Antonio Giovinazzi: uno dei casi più recenti, un pilota che meriterebbe un posto da titolare in F1, ma che a causa della mancanza di sponsor importanti, nonostante l'italiano sia sostenuto da KFC, non è riuscito a trovare un posto per il 2017 sulla griglia del campionato. Il talento c'è e tanto e team interessati ce ne sono parecchi: la speranza è che nel 2018 l'italiano sia sulla griglia del mondiale di F1 o che addirittura riesca a correre qualcha gara già quest'anno. L'italiano non ha vinto titoli importanti, anche a causa della sua giovane età, ma ha impressionato in qualsiasi categoria. Dopo qualche titolo vinto nelle categorie minori è passato in F3, arrivando secondo nel 2015 e non ha voluto lottare per il titolo la stagione seguente passando in GP2. Per quanto Antonio promettesse bene, nessuno si aspettava che potesse lottare per il titolo sin da subito e invece Giovinazzi ha combattuto con il compagno di squadra Gasly, con due vittorie rimontando dall'ultimo posto in gara 2 a Baku e in gara 1 a Monza, perdendo per pochissimi punti. Sempre nel 2016 Giovinazzi ha corso due gare nel WEC, comportandosi molto bene. La Ferrari ha messo gli occhi su questo ragazzo e lo ha assunto come terzo pilota, sperando che il team di Maranello riesca a trovargli un posto nel 2018 o che addirittura lo faccia diventare titolare. L'ultima dimostrazione di talento? Qualche giorno fa ha disputato i test a Barcellona con la Sauber, sostituendo l'infortunato Wehrlein, e ha subito fatto vedere di che pasta sia fatto. Merita un posto in F1, speriamo lo ottenga presto.

Pierre Gasly: se qui in Italia tutti gli appassionati di motorsport parlano di quanto sia ingiusto che Giovinazzi non sia in F1, è innegabile che anche Gasly meriterebbe un posto. Il pilota francese è già stato messo sotto contratto dalla Red Bull e si parlava di un suo debutto in Toro Rosso già nel 2016 a Singapore, mentre tutti davano per scontato il suo esordio nel 2017. Invece non è stato così e a Gasly non è bastato laurearsi campione GP2 a soli venti anni per ottenere un posto in F1. Red Bull ha due piloti molto forti quindi Gasly sarebbe stato un rischio troppo grande, ma almeno un posto in Toro Rosso poteva offrirglielo dato che Sainz voleva andarsene e la Renault lo avrebbe preso subito. In ogni caso la speranza è quella di vederlo in F1 nel 2018 dopo che il francese sarà costretto a passare un anno parcheggiato in Formula Nippon. È molto probabile che Gasly faccia lo stesso percorso di Vandoorne, il suo esordio nel 2018 è quasi assicurato.

Dario Franchitti: il pilota scozzese si è ritirato nel 2013 al termine di una carriera corsa tutta in America e piena di successi importanti. Probabilmente Franchitti è il pilota di questa lista che più di tutti avrebbe potuto far bene in F1 e se avesse deciso di gettarsi in questa categoria al momento giusto avrebbe potuto anche vincere il campionato del mondo. Franchitti fu il grande avversario di Juan Pablo Montoya nel 1999, anno in cui il colombiano vinse il titolo americano arrivando a pari punti con lo scozzese e prevalendo solo grazie al maggior numero di vittorie. Quel titolo lanciò Montoya verso il mondo della F1 e nel 2003 il colombiano sfiorò il titolo. Al suo posto poteva benissimo esserci Franchitti se avesse vinto il titolo americano nel 1999 e lo scozzese avendo uno stile di guida più pulito del colombiano probabilmente non avrebbe commesso alcuni errori che poi risultarono fatali a Montoya. Sicuramente Dario almeno una volta si sarà chiesto cosa sarebbe potuto essere se nel 2003 ci fosse stato lui alla guida della Williams. In ogni caso la carriera dello scozzese è davvero invidiabile: dopo il titolo perso nel 1999, Franchitti ci ha messo qualche anno a riprendersi ma poi ha vinto quattro campionati americani e tre 500 miglia di Indianapolis, diventando uno dei piloti più vincenti nella storia dei campionati americani. Flirt con in mondo della F1 non ci sono mai stati, peccato.

Scott Dixon: per Dixon si potrebbe fare un discorso molto simile a quello di Franchitti. Il pilota neozelandese è stato dominante in America ma non è mai riuscito a correre in F1, eppure il talento c'era tutto: se uno come Sebastian Bourdais è riuscito a correre due anni nella massima serie uno come Dixon, che quando si è trovato contro il francese lo ha sempre massacrato, poteva entrare in F1 e rimanerci stabilmente. La sua unica occasione fu nel 2004: a Dixon fu permesso di guidare una Williams e la prima volta che il pilota neozelandese salì su una vettura di F1 girò a soli due decimi da un veterano come Ralf Schumacher, segno che se avesse deciso di entrare nella massima serie motoristica Dixon avrebbe fatto molto bene e probabilmente avrebbe vinto delle gare. A sostegno di questo nel 2013 Dixon fu inserito da Autosport nella lista dei più grandi piloti di sempre che non hanno mai corso in F1. Il pilota neozelandese nel campionato americano ha corso spesso con Franchitti come compagno di squadra nel team di Chip Ganassi, andando a formare una delle coppie più forti di sempre. Scott Dixon ha conquistato la vittoria in quattro campionati americani e nella 500 miglia di Indianapolis del 2008, appassionandosi anche all'endurance, ottenendo buoni risultati a Le Mans, dove ha debuttato l'anno scorso, e due vittorie alla 24 ore di Daytona.

Sebastien Loeb: il pilota francese è universalmente riconosciuto come il re del rally e si sta costruendo una carriera straordinaria da polivalente. L'unica pecca è quella di non essere mai riuscito a correre in F1. E la colpa di questo caso è tutta della FIA. Loeb nel 2009 fece i test invernali con la Toro Rosso e ottenne un ottimo risultato, piazzandosi ottavo su diciassette. Il gruppo Red Bull gli offrì un posto per il 2010 in Toro Rosso e contava di farlo debuttare nell'ultima gara del 2009. Ma mentre tutti erano in trepidazione per quello che sarebbe stato il debutto in F1 di un grande campione, la FIA decise che non sarebbe stato così. Loeb non aveva fatto abbastanza gavetta nelle serie minori quindi niente superlicenza e niente F1. Perchè per uno come Loeb non si sia fatto uno strappo alla regola è inspiegabile e francamente incomprensibile specie se poi ti trovi in pista gente come Chandock, Ide o Yamamoto. Andando ad esaminare i titoli del francese, Loeb in carriera ha vinto nove titoli nel mondiale rally (WRC) e ottenuto due terzi posti nel mondiale turismo (WTCC). Ora il francese si è dato al mondiale rallycross e alla Dakar. Vedendo i primi risultati la possibilità che Loeb vinca entrambi in futuro c'è ed è molto alta.

Jose Maria Lopez: il pilota argentino è un altro di quelli che, pur essendosi mostrato veloce in ogni categoria in cui ha corso e pur avendo vinto titoli importanti, non ha mai avuto neanche l'occasione di debuttare in F1, ma in questo caso colpe sono imputabili allo stesso Lopez, che nel pieno della sua carriera ha deciso di tornare in Argentina e ha sprecato vari anni senza correre in serie di primo livello. Nel 2005 Lopez ebbe la sua prima occasione a buoni livelli correndo in GP2 per due anni. I risultati furono buoni anche se non straordinari ma comunque c'erano tutti i presupposti per un debutto in F1 entro due-tre anni. Poi l'inspiegabile ritorno nelle serie minori in Argentina. Nel 2013 il ritorno ad alti livelli e il debutto nel mondiale turismo. La vittoria arrivò alla seconda gara e tra il 2014 e il 2016 giunsero tre titoli consecutivi. Per il 2017 due nuove avventure: la Formula E, in cui nelle prime tre gare si è già mostrato veloce anche se ha avuto sfortuna, e il WEC, dove correrà in Toyota. Per la F1 sicuramente è troppo tardi ma la curiosità di sapere cosa poteva fare senza quel lungo periodo nelle serie minori c'è.

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