Quel maledetto week-end di Imola

A 23 anni di distanza, ripercorriamo quel tragico week-end dove persero la vita Roland Ratzenberger e Ayrton Senna.

Quel maledetto week-end di Imola
Quel week-end di Imola...

La Formula 1 ha vissuto nella sua storia tanti giorni o week-end funesti, a causa di incidenti che son costati la vita a piloti - e non solo. Il più triste, probabilmente, è il week-end del Gran Premio di Imola del 1994. La F1 sta vivendo un periodo di transizione, un periodo di ricambio generazionale e anche tecnico, con tante innovazioni che stanno modificando, lentamente, le vetture, sia nella meccanica che nell'estetica. 

A Imola si arriva dopo il Gp iniziale in Brasile e quello ad Aida, Gran Premio del Pacifico, alla prima edizione. Le gare sono state dominate da Michael Schumacher su Benetton, mentre Ayrton Senna, causa uno scarso feeling con la sua Williams e un incidente ad Aida, è ancora a zero punti. Lui che è il Campeao, proprio lui che dopo un anno di inferno con la McLaren ha fatto di tutto per approdare alla super-Williams di Sir Frank. La vettura c'è e lo dimostra l'andamento di Damon Hill, compagno di Senna, che è riuscito a portare a casa due podi su due gare, ma Senna non si trova: l'abitacolo è stretto, cucito su misura per Prost e, nonostante l'addio del Professore, non è stato modificato. 

Imola è una pista strana, particolare. Non ha lunghissimi rettilinei come Monza, ma ha velocità medie di percorrenza da far rizzare i capelli, quasi a livello di quelle della pista brianzola. Ed è anche un circuito pericoloso, tanto che già più volte si è sfiorata la tragedia, protagonista una curva: il Tamburello. Lì sono finiti a muro Piquet nel 1987, Berger nel 1989 e Patrese tre anni dopo, nel 1992. Quello di Berger è senza dubbio l'incidente più pauroso, poichè l'austriaco perde il controllo della vettura ad alta velocità e va dritto contro le barriere, prima di prendere fuoco. Piquet e Patrese finirono contro il muro, ma con la coda della vettura, e uscirono quasi illesi dal botto. 

Nel gruppo c'è anche un altro brasiliano, che vuole seguire le orme di Senna ed è al secondo anno in F1. Sfortunatamente per lui il week-end non inizia nel migliore dei modi. Al venerdì sulla sua Jordan cede la sospensione posteriore sinistra e la vettura, dopo aver toccato il cordolo, decolla al di sopra delle gomme a bordo pista, contro le reti di protezione; l'auto rimbalza poi all'indietro e si cappa un paio di volte, prima di fermarsi. Barrichello perde i sensi, ma viene subito rianimato dai medici del circuito, prima di essere trasportato in ospedale, dove se la cava con una frattura al setto nasale, tagli alla bocca, un braccio fasciato, una costola incrinata ed una leggera amnesia, che non gli permettono di prender parte alla gara. 

Quella sera, però, tra i tanti colleghi, in ospedale va a fargli visita un ragazzo austriaco, che nonostante i 34 anni, è appena arrivato in F1, grazie a tanti sforzi e sacrifici, si chiama Roland Ratzenberger

La sfortuna vuole che a Roland, durante le qualifiche del sabato, si stacchi l'alettone anteriore della vettura subito dopo il tamburello. La vettura perde aderenza e sbatte contro il  muro a 306 km/h, la cellula di sicurezza regge, ma il pilota subisce una decelerazione troppo forte e ciò causa la rottura della base cranica. Le immagini fanno capire subito che per il povero Roland non c'è nulla da fare. 

Tutti i piloti sono sconvolti, era dal 1986 che non moriva un pilota - era Ennio De Angelis, il quale era andato via durante una sessione di test privati. Le ultime morti durante un Gran Premio risalivano all'82, quando erano stati Gilles Villeneuve e Riccardo Paletti a perdere la vita. Dopo gli incidenti di Piquet, Berger, Patrese o dello stesso Barrichello, per citare solo quelli avvenuti ad Imola, si pensava che la F1 fosse sicura. Tra i più colpiti dalla tragedia c'è Ayrton Senna, il pilota più rappresentativo della F1 di quell'epoca. Ayrton decide di portare con sé una bandiera austriaca da sventolare a fine gara in caso di successo, così da dedicarla a Ratzenberger. 

Durante la notte, però, in Williams si lavora in modo febbrile sulla vettura del brasiliano, poiché si è danneggiato il piantone dello sterzo. Alla fine i meccanici Williams, con una riparazione un po' di fortuna, riescono a sistemare la vettura numero #2 e Senna è già pronto, è in pole e non vuole farsi sfuggire la vittoria. 

Ma un week-end iniziato così non può concludersi in modo tranquillo. Alla partenza Benetton di Lehto rimane ferma in griglia e viene colpita dalla Lotus di Lamy. I detriti dell'incidente finiscono in tribuna e feriscono nove spettatori: entra la safety car.

Quando questa esce, Senna è un fulmine, stampa subito il giro più veloce della gara e si appresta a percorrere il 7°. Arrivato alla curva del Tamburello il piantone cede e la vettura tira dritto contro il muro. Senna prova a frenare, ma l'impatto è tremendo. Nell'impatto una sospensione dell'auto si spezza, portando con sé una gomma che colpisce Senna alla testa, provocando un grave trauma cranico. Inoltre il braccio della sospensione penetra nel casco attraverso la visiera e trafigge Senna poco sopra l'occhio, provocandogli gravissime lesioni a livello cerebrale. 

I soccorsi sono immediati, Sid Watkins tenta in tutti i modi di rianimarlo, ma, nonostante il trasporto in ospedale, ogni tentativo è vano. L'annuncio della morte è dato alle 18.40, mentre sul referto veine scritto che il decesso è stato istantaneo.

La morte di Senna è stata a lungo tormentata da un processo farsa, dove in molti hanno negato verità evidenti al fine di salvare la Williams. Quello che resterà del week-end di Imola 1994 saranno i ricordi delle tragedie di Roland e Ayrton, due campioni che resteranno sempre nella memoria di tutti. 

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