F1 - Storia del GP di Spagna

Dal duello infinito tra Mansell e Senna, alla prima vittoria in rosso di Schumacher nel 96, alla composta delusione di Hakkinen nel 2001. In più la prima vittoria di un pilota spagnolo in casa, il patatrack delle Mercedes e la prima vittoria in Formula 1 di un 18enne.

F1 - Storia del GP di Spagna
F1 - Storia del GP di Spagna

Devo dire che fare un articolo sugli appuntamenti precedenti del GP di Spagna è un compito abbastanza arduo, se non altro perché il circuito catalano è stato teatro di glorie, delusioni, battaglie, sceglierne alcune per non considerarne altre risulta abbastanza difficile. Basti pensare che negli ultimi 10 anni hanno vinto 10 piloti diversi, lo stesso periodo che ha incluso il biennio al vertice tra Ferrari e Mclaren nel 2007-2008, l’epopea Red Bull e quella Mercedes, cominciata nel 2014. Già questi due dati messi a confronto dovrebbero far intendere quanto accennato in precedenza. Inoltre questo è un tracciato più da alto carico aerodinamico che da sorpassi, i side-by-side non sono nelle caratteristiche intrinseche di questo circuito eppure le sorprese non sono mai mancate.

Prima di introdurvi negli episodi che hanno contraddistinto il GP di Spagna, stiliamo l’albo d’oro per quanto riguarda il circuito del Montmelò, così da rinfrescarvi un po' la testa.

1991 – Nigel Mansell (Williams-Renault)
1992 – Nigel Mansell (Williams-Renault)
1993 – Alain Prost (Williams-Renault)
1994 – Damon Hill (Williams-Renault)
1995 – Michael Schumacher (Benetton-Renault)
1996 – Michael Schumacher (Ferrari)
1997 – Jacques Villeneuve (Williams-Renault)
1998 – Mika Hakkinen (McLaren-Mercedes)
1999 – Mika Hakkinen (McLaren-Mercedes)
2000 – Mika Hakkinen (McLaren-Mercedes)
2001 – Michael Schumacher (Ferrari)
2002 – Michael Schumacher (Ferrari)
2003 – Michael Schumacher (Ferrari)
2004 – Michael Schumacher (Ferrari)
2005 – Kimi Raikkonen (McLaren-Mercedes)
2006 – Fernando Alonso (Renault)
2007 – Felipe Massa (Ferrari)
2008 – Kimi Raikkonen (Ferrari)
2009 – Jenson Button (Brawn-Mercedes)
2010 – Mark Webber (Red Bull-Renault)
2011 – Sebastian Vettel (Red Bull-Renault)
2012 – Pastor Maldonado (Williams-Renault)
2013 – Fernando Alonso (Ferrari)
2014 – Lewis Hamilton (Mercedes)
2015 – Nico Rosberg (Mercedes)
2016 – Max Verstappen (Red Bull-TAG Heuer)

Leggendo questo elenco dall’alto verso il basso non posso che cominciare con il 1991, l’anno del sorpasso infinito tra Nigel Mansell e Ayrton Senna, vinto dall’inglese, in cui i due sono rimasti appaiati per tutto il lungo rettilineo del traguardo, quasi a sfiorarsi, con Mansell che provava ad intimidire un Senna che invece ha mantenuto la sua linea, senza cedere un millimetro.

Scommetto anche che quelli più giovani sapevano di questo sorpasso ma probabilmente non erano sicuri di chi avesse vinto quella gara!

E poi? Come non parlare dell’edizione del 1996, molto cara ai tifosi ferraristi, in quanto teatro della prima vittoria di Michael Schumacher sulla rossa di Maranello, sotto l’acqua e con una vettura non all’altezza di battagliare per le prime posizioni, con una guida che solo il kaiser sapeva mettere in mostra. Durante le qualifiche del sabato, disputatesi il primo giugno, le due Williams occuparono tutta la prima fila, rifilando poco meno di un secondo a Schumacher, terzo. A scanso di imprevisti si prospettava una vittoria facile per uno tra Hill e Villeneuve. Ma dopo le prove ufficiali, sul circuito si scatenò una vera e propria pioggia torrenziale, che non smise per un attimo e perdurò fino alla domenica pomeriggio, gara compresa. Così i team, che non avevano avuto alcun modo di provare le vetture sul bagnato, cominciarono a preparare gli assetti da bagnato per la giornata successiva. Allora infatti non esisteva il “parco chiuso” e si potevano apportare modifiche all’assetto tra il sabato e la domenica. Il tedesco della Ferrari, partito a rilento, sprofondò nel gruppo, a causa di un difetto di funzionamento della frizione. Subito dopo però, la Ferrari e soprattutto Schumacher si adattarono alle estreme condizioni di bagnato di quell’asfalto, ed il kaiser cominciò a girare in tempi straordinariamente veloci, tanto che al dodicesimo giro Schumacher si ritrovò in testa e spinse fino alla fine, e nessuno riuscì a raggiungerlo. Andava più largo in traiettoria in curva, ma alla fine era comunque più veloce di tutti, sembrava volare. Il tedesco riuscì a tenere un ritmo di quasi tre secondi più veloce dei suoi avversari, Finalmente Michael Schumacher aveva vinto anche in rosso e lo aveva fatto da campione. Qui un breve riassunto di quella gara.

Oppure il dramma vissuto da Hakkinen nel 2001, in testa per gran parte della gara, con Schumacher secondo e non in grado di lottare per la vittoria con il suo rivale a causa di problemi al retrotreno della sua Ferrari, che lo costringevano a tenere un ritmo gara più lento. All’ultimo giro avviene l’inverosimile, il motore Mercedes della Mclaren cede, lasciando a piedi il campione finlandese a poche curve dalla bandiera a scacchi. Quella vittoria andò poi al tedesco della Ferrari, con Hakkinen “riaccompagnato” ai box dal compagno di squadra. Quello che però molti si ricorderanno di quel momento sarà l’abbraccio tra i due ai box, prima della cerimonia del podio, con il tedesco della Ferrari che “rompe” la rigida prassi imposta dalla federazione, supera le transenne e va a rincuorare il suo rivale. Belle immagini, racchiuse nel video di sottostante

L’edizione del 2006 va ricordata, più che per le gesta in pista, per la prima vittoria di un pilota spagnolo al GP di Spagna. Una gara che vide Fernando Alonso in sella alla sua Renault dominare in lungo e in largo, tanto da non essere impensierito neanche durante il valzer dei pit stop.

Per non parlare dell’edizione del 2012, un exploit dello sfasciatutto per eccellenza, sua maestà Pastor Maldonado, che con una gara (anche unica) fatta senza commettere errori, sfrutta al meglio la partenza dalla pole position, complice l’arretramento di Hamilton per una penalità. In partenza si vede subito passare dalla Ferrari di Alonso ma nel valzer dei pit stop, complice anche qualche problema di doppiati per il pilota di casa, il venezuelano della Williams passa davanti andando a vincere una gara inspiegabile visto il suo esito.

Anche quella del 2013 è una gara da ricordare, in cui Fernando Alonso ottiene per la prima volta la vittoria in casa sulla Ferrari. Lo spagnolo partiva quinto ma alla partenza è entusiasmante, tanto che al mitico curvone Renault, sfruttando l’impossibile dal kers, con una manovra all’esterno passa sia Raikkonen che Hamilton, con in sottofondo un boato da brividi. Nel valzer dei pit stop riuscì a sopravanzare anche la Red Bull di Vettel per poi completare l’opera prima con un sorpasso su Rosberg e poi su Raikkonen verso la fine della gara, visto che il finlandese che quell’anno era in sella alla Lotus era su una strategia a due soste, rispetto alle 3 di Alonso che fece una gara tutta all’attacco che si concluse con il massimo risultato.

Come non parlare dell’anno scorso, una gara veramente da brividi. In un anno in cui a dominare sono le due Mercedes, si confermano anche a Barcellona nelle qualifiche, occupando la prima fila. Quello che succede dopo poche curve dal via è qualcosa che nessuno osava immaginarsi, le due Mercedes fanno patatrack e si eliminano a vicenda.

Una scena quasi da film, che ricorda quasi quanto successo al triangolo a Suzuka molti anni prima tra i due compagni-rivali Senna e Prost. Ma tornando all’anno scorso, con quel colpo di scena la gara, come se non avesse già fatto abbastanza notizia, a seguito di una prova tiratissima tra le due Ferrari e le due Red Bull vede trionfare la vettura anglo-austriaca, con un ragazzo che al momento della sua prima vittoria sulla carta d’identità ha scritto 18 anni e 288 giorni. Ebbene sì, il circuito di Barcellona è stato teatro della prima vittoria in carriera di Max Verstappen, alla prima gara in Red Bull, ponendo quindi un nuovo record all’età del pilota autore della prima vittoria in Formula 1.

 


Share on Facebook