F1, GP d'Ungheria - L'analisi

Ferrari sugli scudi, con un Sebastian Vettel concentrato ed il Kimi Raikkonen migliore dell'anno. Mercedes in difficoltà soprattutto nella gestione degli ordini di scuderia. Mclaren si dimostra meglio performante su circuiti lenti, ottimo Fernando Alonso che conquista il giro più veloce della gara

F1, GP d'Ungheria - L'analisi
F1, GP d'Ungheria - L'analisi

Quello appena concluso è stato un week-end perfetto in termini di risultato per la Ferrari, in cui ha conquistato la seconda doppietta stagionale dopo quella ottenuta a Montecarlo. I diretti concorrenti della Mercedes si aspettavano di soffrire, con Toto Wolff che dopo le qualifiche aveva ammesso come gli anglo-tedeschi, salvo eccezioni, potessero permettersi solo di “limitare i danni” rispetto alla Rossa, ma possiamo comunque dire che sia stata una gara tirata fino alla fine.

Alcuni inconvenienti sulla vettura di Sebastian Vettel stavano per complicare i piani, i meccanici, prima della gara, avevano trovato una perdita di liquido dal cambio della vettura numero 5. Si pensava dunque ad una eventuale sostituzione dello stesso con immediata penalità, ma gli uomini del Cavallino sono riusciti a modificare le componenti permesse dal regolamento, sotto l’occhio del responsabile FIA Jo Bauer, così da non incorrere in nessuna perdita di posizioni in griglia.

Subito dopo la partenza, gestita alla meglio dai due piloti della Ferrari, i quali hanno mantenuto le posizioni nelle prime curve “critiche”, Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen hanno impresso un ritmo che ha consentito loro di allungare su Valtteri Bottas, primo degli inseguitori, e su Lewis Hamilton che si è dovuto “adeguare” al passo gara di Max Verstappen che gli si era piazzato davanti allo spegnimento dei semafori. Il ritmo tenuto dalle due Rosse ha fatto sorgere il dubbio che il vertice del box di Maranello avesse deciso per una strategia a due soste, mentre i due della Mercedes erano da subito in gestione gomma per potersi garantire un unico pit stop.

Dal grafico di sopra si mostra il passo del primo stint di gara, in cui si nota come sino al 14esimo giro quello di Bottas sia stato decisamente più alto. Quando durante la medesima tornata il box della scuderia di Brackley si è reso conto come in realtà i diretti concorrenti avessero preparato una strategia ad una sola sosta, hanno detto al finlandese di incrementare il ritmo e questo si nota dall’immagine sopra. Da quel momento sino al pit stop, è stato l’ex pilota della Williams ad avere il miglior passo gara, con una media del 1:22:676 rispetto al 1:22:826 di Vettel ed al 1:22:720.

Ad onor del vero va detto che in quelle fasi si è iniziato a fare importante il problema allo sterzo accusato da Vettel, il quale ha guidato per una grossa fetta della gara con il volante leggermente “pendente” a sinistra, costretto a “rimisurare” ogni curva, in particolare quelle verso sinistra. Quindi in tutta l’analisi che faremo e che abbiamo in parte già fatto, dovremo considerare che il ritmo gara tenuto dalla Ferrari è “bugiardo”, in quanto Kimi Raikkonen, che ha “protetto” il suo compagno di squadra dalle Mercedes, si è visto costretto ad adeguarsi ai tempi del compagno tedesco, seppur ne avesse palesemente di più. Allo stesso tempo anche Hamilton e Bottas hanno tenuto un passo gara alto, visto che il circuito di Budapest non presenta grandi occasioni di “spunto” in termini motoristici né punti di soprasso, quindi anche loro si sono “adeguati” al passo dell’attuale leader del mondiale. Questo può essere ben visto dal grafico sottostante.

Dall’immagine di sopra si possono notare due aspetti interessanti. Il primo riguarda il passo gara di Hamilton ottenuto dopo aver montato le gomme soft, il migliore dei primi pareggiando quello di Raikkonen. Questo dimostra una volta di più, come già avvenuto in diversi appuntamenti precedenti, come l’inglese riesca ad esprimere il meglio con la mescola “gialla”, quindi con un compound high working range che presenta quindi una finestra di funzionamento ottimale più alta prima di un eventuale surriscaldamento (come vi avevamo anticipato qui prima della gara). Si denota dunque una volta di più come la W08 sia ancora un pelino più aggressiva sulle gomme e per funzionare al meglio abbia bisogno di una mescola in grado di sopportare una temperatura mediamente elevata, cosa che spesso fa incorrere in surriscaldamento le mescole a low working range, quelle più morbide.

L’altro aspetto interessante che si può notare, riguarda il passo gara ottenuto da Verstappen, il più veloce nella seconda parte di gara dei primi cinque classificati. Va detto che l’olandese è quello che si è fermato più tardi rispetto ai due top team, ma questo fa denotare come il ritmo gara tenuto dalle Ferrari e dalle Mercedes sia stato “falso” rispetto a quello secondo cui si sarebbe potuta fare un’analisi tecnica un pelino più approfondita.

La Ferrari, problema di Vettel a parte, si dimostra al vertice in circuiti dove conta il carico aerodinamico, come dimostrato a Montecarlo ed appunto in Ungheria. Alla ripresa dopo le ferie estive ci saranno due piste come Belgio e Monza che, secondo la logica di questo primo spezzone di stagione, dovrebbero favorire la Mercedes, ma staremo a vedere. Rimane infatti il dubbio secondo cui il motore evoluto portato da Maranello a Silverstone (lo stesso che verrà usato a Monza secondo le informazioni che abbiamo) non abbia consentito l’utilizzo della mappatura “estrema” sul circuito d’oltremanica e, se alcuni problemi dovessero essere risolti, magari potremmo vedere la SF70H con un upgrade nelle gare, forse, più critiche vista la filosofia progettuale attuata dagli uomini di Mattia Binotto.

In un campionato dominato dal dualismo Ferrari-Mercedes, da Budapest emerge una Mclaren che sui circuiti low power sensitive riesce ad emergere dalle ultime posizioni, tanto da piazzare entrambe le vetture in zona punti. Su questo infatti si dimostra ancora di più (anche se non ve ne fosse bisogno) che in una squadra in cui lavorano eccellenze del calibro di Marc Prodromou, a lungo capo aerodinamico di Adrian Newey nell’epopea della Red  Bull di Vettel, quello che manca è solamente un degno motore. Come vi avevamo già anticipato qui, la scuderia di Woking ha tutte le carte in regola per puntare a posizioni ancor migliori rispetto a quelle che riesce ad ottenere su circuiti “particolari” come Montecarlo e l’Ungheria. Menzione speciale va fatta a Fernando Alonso, il quale continua a dare quel qualcosa in più tipico del campione, prendendosi il giro più veloce della gara proprio nell’ultima tornata. Certo, complice il passo gara “lento” dei primi per quanto detto sopra, ma certamente migliore anche della Red Bull di Verstappen il quale per buona parte del secondo stint di gara ha avuto pista libera per “affondare” il piede. Rimane sempre un peccato vedere un pilota come lo spagnolo costretto nelle prestazioni di una vettura (leggi motore) non all’altezza.


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