Ocon: "Tanti sacrifici per arrivare in Formula 1"

Il giovane pilota francese si racconta per "festeggiare" il primo anno di carriera in Formula 1, cominciato proprio con l'esordio dell'anno scorso a SPA.

Ocon: "Tanti sacrifici per arrivare in Formula 1"
(foto: grandprix247)

In mezzo a tante polemiche sui cosiddetti "piloti paganti", critiche verso chi - a detta di molti - non meriterebbe di essere in Formula 1, allusioni a raccomandazioni varie, c'è ancora spazio per qualche storia di vera gavetta: si tratta di Esteban Ocon, giovane pilota francese quasi 21enne, alla seconda stagione dopo il subentro in Manor al posto di Haryanto proprio nel Gran Premio di SPA, a causa dell'abbandono degli sponsor del giapponese. L'ex campione GP3 aveva già lavorato in passato come collaudatore della Force India e della Lotus, e stava correndo in DTM quando è arrivata la sorprendente chiamata.

A quasi un anno dall'esordio nel mondiale di F1, Ocon ripercorre tutta la propria giovane carriera, fatta di sforzi, gavetta e tante vittorie nelle serie minori: "I miei genitori hanno fatto tantissimi sacrifici per permettermi di correre, hanno addirittura venduto la casa andando a vivere in una roulotte per pagarmi la carriera. So da dove vengo e so i sacrifici fatti per arrivare fino a qui". Poi è arrivato il programma Mercedes Junior, le tante vittorie nelle serie minori - "se non fosse stato per Toto Wolff lavorerei in un fast food", ammette il pilota - fino alla vittoria prima della Formula 3 europea, poi della vera e propria GP3, che lo ha proiettato dritto sul sedile di una vettura di Formula 1. 

E forse è proprio questo che rende il giovane francese così affamato, così voglioso di conquistare grandi traguardi nella massima formula motoristica, in una stagione che sta consacrando lui e tutta la Force India tra le migliori vetture del mondiale: "Ho lavorato duramente. Ho molta meno esperienza di Sergio (Perez, Ndr) quindi ho dovuto lavorare su molti dettagli. Prima e dopo ogni gara mi metto al simulatore e penso che faccia una bella differenza”. Già, un rapporto con Perez fatto di rispetto ma anche di competizione, rimasta sempre nei limiti fino al disastro di Baku, dove è sfumato il primo possibile podio stagionale: “Non sarebbe dovuto accadere e ci è stato detto di stare più attenti in futuro. Non è stata tutta colpa mia né tutta colpa sua. Fine della storia”.