F1, Gran Premio di Singapore - La chiave tecnica

Indispensabili alto carico aerodinamico ed una motricità efficace. Circuito severo con freni e cambio, col dubbio gomme per la Mercedes, con la Pirelli che ha imposto delle pressioni basse. Sulla carta Ferrari favorita ma la Red Bull potrebbe creare scompiglio, senza dimenticare l'incognita meteo.

F1, Gran Premio di Singapore - La chiave tecnica
F1, Gran Premio di Singapore - La chiave tecnica

Con la conferenza stampa di oggi si aprirà ufficialmente il Gran Premio di Singapore, 14esima prova del mondiale di Formula 1 ed ennesimo atto di quel dualismo di vertice tra Ferrari e Mercedes che tanto sta infiammando la massima categoria come non avveniva da anni.

Si giunge dalla gara di Monza, in cui le Frecce d’Argento hanno strapazzato le Rosse di Maranello, in quello che però ci si attendeva come il circuito più difficile per la SF70H ed il più congeniale per la W08 Hybrid. Ci si attende dunque una risposta da parte di Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen tra le strade di Marina Bay, tracciato che invece dovrebbe mettere in risalto le caratteristiche della Ferrari.

Andiamo dunque ad affrontare l’analisi delle caratteristiche di questo circuito cittadino e come queste possono impattare sulle filosofie progettuali di questi mostri a quattro ruote che sono le vetture di Formula 1.

Cominciamo con l’aspetto motoristico, poco importante in termini di percentuale sul singolo giro. La parte termica della power unit è sfruttata in pieno solo per il 40% della singola tornata, come la componente ibrida. Quello su cui bisognerà porre l’attenzione sarà quello della scelta delle mappature del motore. Se infatti è poco importante lo sviluppo della potenza massima, risulta invece capitale l’erogazione della stessa ai bassi regimi, viste le numerose curve strette a 90 gradi dalle quali uscire con un ottimo spunto e con una vettura precisa può fare la differenza. Da un punto di vista strettamente meccanico, la componente più sollecitata sarà il cambio. Nei 61 giri della gara, il componente in questione sarà azionato circa 5000 volte, dunque l’affidabilità o la percezione della stessa, ad esempio nel passaggio tra le qualifiche e la gara, sarà di fondamentale importanza.

Unico “problema” risiede nella valutazione dei consumi. Infatti quello di Singapore è il Gran Premio “più lungo”, caratterizzato da numerose e “violente” accelerazioni. Se a questo aggiungiamo il fatto che il tracciato richiede un elevato carico aerodinamico, si capisce il motivo secondo cui molti team partiranno con serbatoi pieni, quindi imbarcando tutti i 105 kg di benzina messi a disposizione dai singoli serbatoi. Per questo sarà indicativo la scelta telaistica delle monoposto, che dovranno porre l’accento sulla massima motricità, ammorbidendo le molle delle sospensioni così da andare ad intervenire anche sul consumo degli pneumatici, visto che quelli posteriori saranno quelli sulla quale verterà la maggiore attenzione da parte dei tecnici delle varie scuderie.

Da un punto di vista aerodinamico, come accennato prima, tra le strade di Marina Bay si sviluppano dei livelli di downforce elevatissimi, secondi solo a quanto avviene a Montecarlo, dunque la Ferrari, che riesce a generare i maggiori livelli di carico verticale, gran parte del quale ottenuto con l’alettone posteriore, dovrebbe prediligere queste caratteristiche.

Quello che però sarà di vitale importanza sarà l’utilizzo ed il conseguente raffreddamento dell’impianto frenante, per il quale saranno adibite delle prese d’aria. Il motivo risiede nelle peculiarità del circuito, costituito da 2-3 frenate importanti da un punto di vista dell’intensità, ma nella fattispecie da frenate estremamente ravvicinate tra loro, che quindi consentono uno scambio termico “per poco tempo” tra una decelerazione e l’altra. In questo influisce anche l’aspetto atmosferico, viste le alte temperature e l’umidità tipiche di Singapore, che metterà a dura prova lo stress fisico degli stessi piloti.

Per quanto riguarda le gomme invece possiamo subito notare, com’era lecito attendersi, una scelta aggressiva attuata generalmente da tutti i team, portando dai 9 ai 10 set per pilota della mescola ultrasoft (ad eccezione della Haas), che sarà quella utilizzata in qualifica e per la prima parte di gara. Interessante notare come i due contendenti al titolo, a differenza dei due compagni di squadra, abbiano optato per un set in più di soft, a discapito della supersoft (Vettel) e di un treno di ultrasoft (Hamilton). Questo farebbe pensare che la strategia con una singola sosta sia quella che va per la maggiore ma eventuali problemi di graining, accoppiati con una eventuale presenza di una safety car altamente probabile vista la storia delle edizioni precedenti del Gran Premio, possono far ipotizzare che una strategia a due pit stop non sia completamente da scartare.

Per quanto riguarda il capitolo pneumatici dobbiamo fare un breve accenno alla questione delle pressioni delle gomme. La Pirelli ha infatti imposto ai team dei valori di bar bassi, viste le numerose curve a 90 gradi che vanno a caratterizzare il tracciato di Marina Bay. Questo potrebbe creare dei problemi alla Mercedes la quale presenta “di concetto” degli assetti meccanici piuttosto morbidi ma questo necessita di pressioni più elevate. Dunque con dei valori di bar bassi, si costringe la vettura anglo-tedesca ad utilizzare degli assetti più rigidi, che però generano sottosterzo.

Ma attenzione alla Red Bull, la quale potrebbe dimostrarsi la sorpresa del week-end andando a creare scompiglio tra le due scuderie di vertice. Infatti, in un circuito dove il motore conta relativamente, il deficit di potenza della power unit Renault potrebbe essere meno pesante e favorire la scuderia anglo-austriaca in termini di prestazione relativa.

Si aprono dunque degli scenari assolutamente interessanti, di cui uno su tutti è rappresentato dall’incognita meteo. Nel tardo pomeriggio italiano di ieri, a Marina Bay si è registrata pioggia ed una temperatura di 29 gradi. Buon week-end di gara a tutti!