MotoGp LeMans, vincitori e vinti

La Yamaha conferma la propria supremazia tecnica, beneficiando della caduta di Marquez. Affonda la Ducati, con l'ennesimo doppio zero che non rende giustizia alle (ottime) qualità della GP16.

MotoGp LeMans, vincitori e vinti
Jorge Lorenzo, dominatore a LeMans

Vincitori e vinti. Potrebbe riassumersi così il bilancio post-LeMans, separando i primattori della Motogp in due gruppi agli antipodi. Vince, anzi stravince Lorenzo, prendendosi tutto - gara e leadership mondiale - con un dominio dei suoi, annunciato quanto perentorio, rimbalzando tra i cordoli della pista francese come una palla di cannone. 

99 e 47 i numeri del trionfo. Ovvero, la storica firma del maiorchino combinata all’identificativo della nuova posteriore Michelin a carcassa più morbida, portata dal gommista francese per ovviare ai problemi di spinning insorti a Jerez. Missione rinviata, perché se la “47” ha permesso a Jorge di ritrovare la chimica, stavolta è toccato alla gomma anteriore creare imbarazzi diffusi, con una vera ecatombe di cadute. “Non senti il limite”, hanno lamentato in coro Dovizioso e Iannone. E noi, al netto della foga forse eccessiva per salvare il posto in Ducati, ci crediamo. Del resto sono sopravvissuti solo in 13.

Vince Rossi, ancorché secondo e piuttosto staccato dal compagno di squadra: oro colato, per come si era messa in prova e nelle prime fasi di gara (intruppato tra Pol Espargaro e le due Suzuki); il “best possible” ottenuto grazie a una rimonta vibrante, risolta ancor prima del tuffo in sincro della coppia Dovi-Marquez (voto 10!) che gli ha agevolato il compito. L’errore dello spagnolo, soprattutto, è un cadeau inatteso che gli consente di rifarsi sotto in classifica, a 12 punti dalla vetta: chi ci avrebbe scommesso prima del via?

Vince ovviamente la Yamaha Movistar, alla seconda doppietta di fila. La moto di Iwata vanta un’equilibrio impeccabile; non sarà la più potente o la più rapida in ingresso curva ma è sincera, costante e versatile quanto basta per emergere quasi ovunque. Una macchina da guerra, plasmata dalle sapienti mani di Lorenzo e Rossi, che la concorrenza faticherà a piegare.

Sale sul carro dei vincitori, infine, Vinales. Al primo podio in carriera, Maverick studia da Top Gun e poco importa che benefici delle cadute altrui. Lui si fa trovare pronto, senza farsi stordire dalle sirene di mercato. Suzuki o Yamaha, cuore o ragione? Dubbio amletico. Fossimo in Mav, propenderemmo per le maggiori certezze offerte da Iwata, anche a parità di ingaggio.

I VINTI - Senza dubbio Marquez. La prima caduta di stagione gli costa primato e strategia attendista. D’ora in poi non potrà più permettersi il lusso di amministrare, costretto da una situazione di oggettiva inferiorità tecnica. Lorenzo e Rossi vanno di fretta e già dal Mugello il piccolo diavolo dovrà prendersi tutti i rischi possibili per tenere le ruote delle M1. E, si è visto, osare con queste Michelin potrebbe costar caro.

Perde Honda, alle prese con una moto scorbutica di cui il solo Marquez riesce a tamponare le magagne. Fin troppo lampante, però, il gap accusato da Rossi e Dovizioso in accelerazione perché MM93 potesse compensare col solo talento. Ancor peggio Pedrosa che, a differenza del compagno, non riesce a guidare sopra i problemi e si vede. Dani annaspa nelle retrovie da inizio stagione e non sa come venire a capo della sua RC213V. Il 4° posto di LeMans è grasso, figlio solo delle disgrazie altrui. Gli altri hondisti? Non pervenuti. All’arrivo, s’intende.

Infine perde, anzi affonda Ducati. 6 ritiri su 10, Iannone e Dovizioso 10° e 11° in classifica generale, persino dietro alle GP14.2 private di Barbera e Laverty. Bastano questi pochi dati a fotografare il suicidio compiuto da Borgo Panigale. Frutto di errori e sfighe assortite, certo, ma anche della gestione scellerata dei piloti

Perché se negli intenti ufficializzare Lorenzo già dalla terza gara avrebbe dovuto pungolare i due titolari, e trarre il meglio da ciascuno di loro, nei fatti la scelta si è rivelata un boomerang, un surplus di pressione che ha finito per mandarli fuorigiri e vanificare così un potenziale tecnico di primordine.

Ora il Gp del Mugello che si annuncia da tregenda, incerto come non mai perché tutti i big hanno buoni motivi per ambire al successo. Lorenzo è lanciato, ha vinto 4 volte sulle colline toscane e, dopo Jerez, vorrà rendere la pariglia a Rossi battendolo a domicilio; Valentino deve accorciare in classifica e sarà spinto dal suo popolo, una vera marea gialla arroventata dai veleni di fine 2015; Marquez potrà contare su una pista ampia e scorrevole, sulla carta più indulgente con gli attuali limiti della Honda; le Ducati voleranno sull’infinito rettifilo verso la staccata della San Donato. 

Una cosa è certa: sarà gran spettacolo!


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