MotoGP - Cosa ci hanno detto i test di Sepang e Phillip Island

Dopo i primi due test pre-stagionali è possibile farsi qualche  idea sui valori di partenza del mondiale, ma restano ancora le prove del Qatar e, soprattutto, il weekend di gara vero e proprio.

MotoGP - Cosa ci hanno detto i test di Sepang e Phillip Island
Phillip Island  (Fonte: Twitter)

Dopo la prima tre giorni di test a Sepang era prematuro fare delle considerazioni, ma ora che si sono conclusi anche i secondi test pre stagionali in quel di Phillip Island si può iniziare a ragionare circa lo stato di forma di moto e piloti a poco più di un mese dalla gara inaugurale del motomondiale, che si terrà il 26 marzo in Qatar. E' possibile abbozzare una prima analisi perchè il circuito australiano è molto diverso da quello malese, dunque si sono avute condizioni diverse: non ci stancheremo mai di ripetere tuttavia che tutto ciò che accade prima della stagione va preso con le pinze, in quanto i veri valori si vedranno solo alla prima gara.

YAMAHA: SPLENDE VINALES, ROSSI IN OMBRA  Avevamo lasciato i test di Sepang con la Yamaha che sembrava la moto più equilibrata come da tradizione, ma l'Australia ha fatto perdere qualche sicurezza ai giapponesi. Massimo Meregalli si era detto molto contento di come tutte le novità avessero dato importanti e positivi riscontri in Malesia, mentre ora che si è conclusa la seconda tre giorni di test permane ancora il dubbio in casa Yamaha circa il telaio da portare avanti nello sviluppo; inoltre la M1 si è dimostrata non perfetta sul passo, sintomo di una gestione dello pneumatico posteriore da sistemare.

Passando ai piloti, ormai non ci sono più aggettivi per lodare Maverick Vinales, che a soli 22 anni è proiettato verso la lotta per il titolo già quest'anno, avendo avuto una spaventosa quanto rapida capacità di adattamento alla nuova moto, intesa sia come il riuscire a trasformare la pressione di arrivare in un grande team in carica positiva, sia come trovare il limite nella guida in tempo breve. Lo spagnolo inoltre è stato l'unico a riuscire a tenere testa a Marquez per quanto riguarda la costanza nei tempi fatti registrare, cosa che fa immaginare come la sfida in pista sia ad un livello altissimo. Le dichiarazioni con cui il giovane Vinales ha chiuso sia i test di Speang che quelli a Phillip Island dimostrano la sua fame di vittoria: in entrambe le occasioni ha detto che gli è necessario migliorare la staccata, perchè all'ultimo giro è fondamentale frenare al limite quando si è in lotta.  Particolarmente in difficoltà sul tracciato australiano è parso Valentino Rossi, soprattutto negli ultimi due giorni a disposizione, quando ha incassato ritardi pesanti dalla vetta: ciò che lamenta maggiormente è la difficoltà di riuscire a tenere un buon passo a gomme usate, aspetto su cui già dall'anno scorso Yamaha sapeva di dover migliorare. Nell'ultima parte dal day 3 non ha effettuato il time attack finale per migliorare il suo tempo ed è stato quindi solo 12°, mentre ha svolto molto lavoro per cercare di migliorare il setup, non riuscendo a trovare però il bandolo della matassa, e di datto rispetto al suo compagno di box sembra essere nettamente più preoccupato.

HONDA: MOTO COSI' COSI', MA MARQUEZ E' UN ALIENO  La Honda si è scoperta più competitiva nella terra dei canguri rispetto a quanto fatto vedere in Malesia, ma gli interrogativi circa la nuova moto non mancano. I piloti parlano di un nuovo motore migliore ma che ancora deve essere compreso, perchè a volte sembra dare qualche problema, e proprio con queste stesse parole si erano chiusi i test in Malesia a inizio febbraio, sintomo che nelle due settimane intercorse non si è riusciti a studiarlo per bene.

A giudicare però da ciò che il cronometro racconta, Marc Marquez non si cura minimamente di quanto detto in precedenza, sfoderando una costanza nel martellare giri in  successione che lascia tutti a bocca aperta. E' lui il favorito per il mondiale 2017, riuscendo a guidare in modo impressionante sopra i problemi della moto: nessuno dei piloti Honda, ufficiali o clienti, riesce infatti a tenergli testa, simbolo di una capacità di portare al limite il mezzo più unica che rara. Se la casa giapponese riuscisse a fare quel passo in avanti come prestazioni, per tutti gli altri il mondiale potrebbe ridursi ad una lotta per il secondo posto.

DUCATI: UNA GRANDE INCOGNITA  Nel 2016 la Ducati aveva stupito tutti con le sue alette sulla carena, molto più raffinate di quelle utilizzate dagli altri team, e probabilmente era lì uno dei segreti che le ha permesso di tornare finalmente alla vittoria. Quest'anno le alette sono state vietate: molti hanno già fatto vedere interessanti soluzioni teniche con ali nascoste sotto la carena, come Yamaha e Suzuki, mentre la Rossa di Borgo Panigale non ha ancora mostrato nulla di simile, annunciando però che sono previsiti sviluppi aerodinamici che saranno tenuti segreti il più a lungo possibile. La segretezza che Gigi Dall'Igna vuole lascia pensare che in pentola bolle qualcosa di grosso, oppure potrebbe essere un modo per prendere tempo, non essendo giunti ancora ad una soluzione tecnica soddisfacente.

Jorge Lorenzo continua il suo processo di adattamento alla Desmosedici, più lungo per sua stessa ammissione di quanto si aspettava: ha ammesso che senza le alette la moto perde guidabilità e che è necessario modificare lo stile di guida per trovare competitività. Andrea Dovizioso può essere abbastanza soddisfatto di quanto fatto, ma non lesina una critica al team. Con franchezza dichiara che ciò che è stato fatto non è abbastanza per poter pensare di essere competitivi sempre, che, tradotto in parole più forti, sta a significare che allo stato attuale la Ducati non è in grado di poter lottare per il titolo. Ma la Rossa, come detto prima, necessita di essere valutata quando saranno portati in pista gli aggiornamenti aerodinamici, e per questo resta una grande incognita.

SUZUKI: LA SORPRESA Nel mondo delle due ruote tutti hanno apprezzato la determinazione con cui Suzuki si è ripresentata in Motogp nel 2015, da subito indirizzata alla vittoria con una moto che aveva una base già buona al suo debutto. La prima vittoria è arrivata a Silverstone l'anno scorso, ed ora si punta a proseguire il cammino di crescita della moto, per arrivare in futuro a lottare per il titolo.

La line up della squadra è completamente rivoluzionata, con gli ingressi di Andrea Iannone ed Alex Rins: il primo, alla ricerca della costanza finora vista a sprazzi in Motogp, il secondo all'esordio nella massima categoria, ma entrambi accomunati da tanta voglia di stupire. Le prestazioni dei due sono state positive nei test, e la moto sembra essersi comportata particolarmente bene, specialmente sul passo gara, aspetto su cui il team Suzuki ha lavorato molto. I punti forti della moto sono l'agilità e la percorrenza in curva, aspetti che la accomunano alla Yamaha, ma manca qualche cavallo nel motore per poter competere ad armi pari: occhio allora a questa moto in livrea blu se trova potenza, perchè potrebbe essere una sorpresa finora imprevista.


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