La domenica nera della Yamaha

Le due Yamaha ufficiali faticano enormemente nella domenica di Jerez con asfalto caldo, dimostrandosi addirittura inferiori alla versione 2016 del team Tech 3. L'obiettivo di far lavorare meglio le gomme con una moto diversa dalla precedente potrebbe essere stato fallito.

La domenica nera della Yamaha
La domenica nera della Yamaha

24 e 38. Non stiamo dando numeri a caso, ma sono i secondi di distacco incassati al termine della gara di Jerez delle due Yamaha, rispettivamente di Vinales e Rossi, da uno strepitoso Dani Pedrosa: un gap di questa portata sulla pista andalusa rappresenta davvero un’eternità, dal momento che il tracciato è abbastanza corto rispetto ad altri presenti in calendario. La domenica spagnola è stata una vera e proprio debacle per la casa di Iwata, che di colpo sembra aver perso lo smalto che l’ha sempre contraddistinta nelle ultime stagioni, presentandosi al via del Gran Premio senza punti di forza, ma già si era capito dalle prove che qualcosa non andasse per il verso giusto.

Entrambi i piloti durante la gara hanno lottato con uno spinning esagerato delle gomme, problema che su questa pista è possibile avere per via dell’asfalto infuocato, ma con cui tutte le altre moto sembrano essere riuscite a convivere meglio della Yamaha 2017, soprattutto la versione 2016, guidata da Zarco e Folger del team Tech 3 che si sono destreggiate abilmente, e di fatto si può dire che nelle condizioni di ieri la M1 della passata stagione sia stata migliore della successiva.

IL PRESENTE ED IL PASSATO Ma come spiegare la differenza di prestazioni a favore della M1 2016? Partiamo da lontano per rispondere alla domanda che molti si sono posti al termine del Gran Premio di Spagna. Durante la scorsa stagione Yamaha si era accorta che la moto aveva una tendenza a consumare troppo la gomma anteriore a causa della natura stessa della M1, cioè l’essere una moto che spinge molto sull’anteriore: per questo motivo la casa giapponese si era messa al lavoro alacremente per apportare significativi cambiamenti alle geometrie affinché l’usura delle Michelin si riducesse. La 2017 portata ai test sembra comportarsi bene, soprattutto con Vinales, mentre Rossi arranca ed il suo sguardo lascia trapelare insoddisfazione, giustificata dal non essere veloce quanto il suo compagno di box a causa di un adattamento alla nuove gomme più difficile di quanto si aspettasse. Inizia poi il mondiale: la M1 2017 sembra andare veloce quanto la 2016, ed i suoi piloti sono soddisfatti anche del comportamento a fine gara, punto critico l’anno scorso. A Jerez però si sovvertono gli equilibri: con asfalto a 41 gradi, la Honda sembra andare meglio della Yamaha, che al suo interno vede prevalere la versione 2016 sulla 2017 in quanto a prestazioni, anche a fine gara, area in cui gli ingegneri giapponesi avevano rivolto tutti gli sforzi.

QUESTIONE DI TEMPERATURE La nuova M1, per ammissione di Rossi, è una moto difficile da settare e non esplosiva sul giro veloce, ma garantisce una migliore gestione degli pneumatici lungo tutto l’arco della gara. E’ possibile dire per quanto visto dopo ieri, che in presenza di temperature elevate dell’asfalto la M1 2017 non funzioni bene abbinata alle Michelin, peggio della 2016 e prova di ciò non è tanto la prestazione del pilota di Tavullia, in difficoltà in tutto il weekend, bensì quella di Vinales. Il 22enne spagnolo nel warm-up aveva tenuto un passo molto costante e soprattutto veloce, ma la sessione si era svolta con la pista a 23 gradi: il delta delle temperature rispetto allo spegnersi dei semafori è stato dunque di circa 20 gradi, uno sbalzo notevole ma che esiste per tutti e la Yamaha sembra averlo accusato peggio delle altre moto.  Non è un bel segnale e suona più di qualche campanello d’allarme nel box in blu, perché si va verso l’estate e di gare con asfalto infuocato ce ne saranno diverse. Sarà importante portare aggiornamenti per combattere la difficile guidabilità della M1 in quelle condizioni.

HONDA SUPERIORE O YAMAHA ASSENTE? A giudicare dai tempi fatti registrare in gara, sembrerebbe più corretto dire che sia mancata la Yamaha piuttosto che pensare ad un livello di competitività superiore da parte della Honda. Confrontando i tempi con lo scorso anno, quando a trionfare fu Rossi, Pedrosa è stato appena 2 secondi più veloce, completando la gara in 45 minuti e 26 secondi, fatto che avvalora la tesi secondo cui sia stata la Yamaha a metterci del suo per spalancare la strada alla doppietta delle due Honda ufficiali. Pur riconoscendo che il livello di prestazioni della moto guidata da Pedrosa e Marquez sia migliorato, venendo a capo di alcuni problemi cronici di elettronica dopo il cambio regolamentare dello scorso anno, analizzando il passo tenuto dai due a Jerez non c’è da strabuzzare gli occhi. Rossi, inoltre, è stato ben 36 secondi più lento dello scorso anno, anche se nel suo caso c’è da imputare la colpa ad un setup errato scelto dopo il warm-up per tentare il miracolo in extremis, che spesso gli riesce. Ci sarà dunque da lavorare molto per la Yamaha e i test ufficiali previsti per la giornata odierna cadono come manna dal cielo: da Iwata sono state portate nuove componenti da provare, sperando che diano gli effetti sperati.


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