Il borsino della MotoGP al giro di boa: un titolo per quattro

In un campionato dall'esito estremamente incerto fare pronostici è difficile, ma ciò che è certo è che uno tra Marquez, Vinales, Dovizioso e Rossi sarà il vincitore del titolo; andiamo ad analizzare come ciascuno di loro arriva alla seconda parte del mondiale.

Il borsino della MotoGP al giro di boa: un titolo per quattro
Il borsino della MotoGP al giro di boa: un titolo per quattro

Mentre team e piloti sono divisi tra vacanze, ritorno ad allernarsi e lavoro in fabbrica, per chi ama il motomondiale è tempo di interrogarsi su cosa potrà riservare la seconda parte della stagione, ma probabilmente mai come quest'anno il pronostico appare imprevedibile. Abbiamo più volte detto di come siano le gomme Michelin ed il relativo funzionamento a fare la differenza nel bene e nel male, andando a cambiare gli equilibri di gara in gara, tanto che è davvero dura dire quale moto sia la migliore in assoluto e pare che si possa andare vicini al record della scorsa stagione di otto vincitori diversi, essendocene stati 5 finora in otto tappe del mondiale. La lotta per la vittoria in MotoGP riprenderà il 6 agosto a Brno, in Repubblica Ceca, e si entrerà nella fase calda della stagione, ma andiamo ora ad analizzare come i quattro maggiori indiziati per il titolo, raccolti in appena 10 punti, arrivino a questo importante momento.

MARC MARQUEZ: IL FAVORITO, MA CON RISERVA Ancora una volta la Honda si è presentata al via del mondiale con una moto non perfetta, ma di questo non sembra curarsene più di tanto il Cabroncito, che riesce a guidare sopra i problemi della moto in una maniera eccezionale. Vero è che se in gara è spesso con i primi lo "deve" alle cadute frequenti nelle prove libere, con le quali comprende il limite della moto oltre cui non si può spingere, ma in questa stagione è finito nella ghiaia anche due volte quando si assegnavano punti la domenica, sintomo di un imperfetto feeling col mezzo. Resta il fatto che ha trionfato ad Austin e al Sachsenring, piste su cui puntualmente si esalta, mentre non è riuscito a vincere sulle altre. Guida la classifica generale con 129 punti ed è il favorito (se di favorito si può parlare in un mondiale così imprevedibile) non solo per questo motivo, ma anche perchè lo spagnolo spera in un miglioramento delle prestazioni della sua Honda, che ha ancora un certo margine di sviluppo essendosi presentata allo start in Qatar indietro rispetto alle altre case. Se saprà amministrare quando non potrà vincere, evitando di rischiare una caduta per lottare per la vittoria, è il primo indiziato per la festa finale a Valencia.

MAVERICK VINALES: FLESSIONE DI RENDIMENTO, MA E' SEMPRE LI' A giudicare dai test pre-stagionali e dalle prime due gare dell'anno sembrava che Vinales dovesse essere il dominatore indiscusso, ma così non è stato. Dopo la scivolata di Austin sono venute meno alcune certezze a Top Gun, e se è vero che in otto gare ha vinto tre volte, è innegabile che sia in una fase calante rispetto alla primissima parte del 2017, coincisa anche con una Yamaha a doppia faccia, dominante a Le Mans, in grave difficoltà a Jerez e Barcellona su asfalti bollenti e con poco grip. Ad Assen il numero 25 è scivolato nuovamente nel tentativo di rimontare dopo una brutta qualifica, sintomo di un'esperienza ancora da formare, cosa normalissima per un giovane di soli 22 anni, ma che gli potrebbe precludere la vittoria del titolo, perchè, come si dice nell'ambito del motorsport, quando non si può vincere ci si deve accontentare e portare a casa punti comunque importanti. Ovviamente è ancora tutto aperto, essendo appena cinque i punti che separano il pilota di Figueres da Marquez, ma alla lunga Vinales potrebbe pagare l'esperienza ancora non maturata, cosa che in ogni caso non sminuirebbe affatto il suo ottimo primo anno in Yamaha qualora non dovesse vincere il titolo.

ANDREA DOVIZIOSO: GUAI A CHIAMARLO UNDERDOG Iniziamo con una precisazione: il valore del Dovi come pilota non si discute, ma non era messo ad inizio stagione tra i favoriti perchè era difficile (e lo è tuttora) inquadrare bene il reale valore della Ducati. Il pilota di Forlì, approfittando delle debacle qua e là di Yamaha e Honda ed inanellando due vittorie di fila tra Mugello e Barcellona, aveva preso la testa del mondiale, che poteva tenere ancora se in Argentina la moto di Espargaro non lo avesse centrato e costretto a concludere la sua gara anzitempo. Per quanto riguardo la sua moto, la Desmosedici sembra essere la moto che riesca a tenere uno standard di rendimento più costante, magari meno esplosiva delle altre, ma che non va incontro a giornate nerissime come sono state le gare spagnole per la Yamaha. Dovizioso può sperare inoltre in un pacchetto di aggiornamenti aerodinamici per la carena che dovrebbe debuttare a Brno, con il quale potrebbe innalzare di quel tanto che basta il proprio livello di competitività per poter lottare da favorito per la vittoria ad ogni gara. Sulla dedizione e sull'esperienza del pilota nulla da dire, e potrebbero essere armi molto preziose in mano all'italiano per tentare l'assalto alla vittoria finale.

VALENTINO ROSSI: IN RIPRESA, VIETATO ESCLUDERLO Lo trattiamo per ultimo solo perchè siamo andati in ordine di classifica, ma una leggenda vivente delle due ruote come lui non ha bisogno di presentazioni. L'inverno tra il 2016 ed il 2017 è stato uno dei peggiori per Rossi, costantemente più lento nei test del nuovo arrivato Vinales, che volava mentre lui annaspava e non si trovava proprio con la M1 2017, molto più difficile da capire per sua stessa ammissione. L'inizio del mondiale aveva mascherato i problemi di scarso feeling con la moto, grazie al suo istinto da "animale da gara" che, risvegliandosi la domenica, gli permette di trovare quei decimi per stare davanti con i primi, possibilità che magari fino al sabato non aveva. Ad Austin addirittura aveva preso la testa del mondiale approfittando della caduta di Vinales, ma come per il suo compagno di squadra  Jerez e Barcellona sono state due gare difficilissime; dopo il gran premio catalano aveva messo a nudo i problemi della M1, parlando di sottosterzo cronico. Ad Assen ha debuttato il nuovo telaio, con il quale si è trovato subito meglio, tanto da vincere l'apputamento olandese della MotoGP, rilanciando le sue ambizioni mondiali. Attualmente è a 10 punti da Marquez, un gap del tutto colmabile in 10 gare rimanenti, a patto che riesca a fare un passo avanti nella rapidità di mettere a punto la moto. La prossima gara è a Brno, circuito dove 21 anni fa coglieva la prima vittoria di carriera e dove sono sempre andati piuttosto bene sia lui che la Yamaha, e chissà che un altro segnale di presenza non possa arrivare proprio il 6 agosto.


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