Dentro la voragine!

In questo piccolo riassunto dell’Africa, in questo inno alla felicità che cerca di essere il Camerun, mi faccio tutt’uno con la terra e la carne di questo Paese. Mi faccio inghiottire dalla voragine e allo stesso tempo apro dentro di me la mia per accogliere tutto quello che posso. E mentre la mia anima si alimenta le mie mani si sporcano e si spaccano per aiutare i bambini di questa scuola.

Dentro la voragine!
Fotografía: Jorge Luque (VAVEL.com)

Dicono che il Camerun sia l’Africa in miniatura; lo dicono perché il Paese tocca quasi tutte le fasce climatiche, tutti i tipi di vegetazioni che hanno la forza di prosperare da queste parti, lo dicono perché in 20 milioni di abitanti puoi ritrovare più di 250 gruppi etnici e relativi dialetti. Qui suona come uno slogan turistico, a me sembra più un inno alla vita, alla convivenza. Un Paese che ha rinnegato la guerra nonostante la sua storia spezzata in più punti dai giochi coloniali, nonostante sia circondato da diversi esempi di violenza, quella che si ammanta della santità di una religione che continua a profanare il nome del suo stesso dio, quella che si è fatta chiamare nazionalismo, ogni volta per una nazione differente, un motivo per definirsi diversi e giustificare il solito becero scopo. Questo Paese non l’ho scelto, piuttosto lui ha scelto me e forse non a caso. Ancora una volta volevo abbattere le barriere costruite dalla mia società, quella che ancora ha il coraggio di arrogarsi il diritto di definirsi civiltà. Io sono qui a espiare le colpe dei padri delle nostre nazioni e in questa missione quasi messianica il mio solo scopo è di aprirmi, letteralmente scambiarmi e cambiarmi costantemente, mischiarmi con l’altro, che non ho paura di chiamare diverso in quanto ho la fortuna di intenderlo quale ricchezza.

Fotografía: Jorge Luque (VAVEL.com)

Voglio che un giorno i miei figli nascano con una maggiore fortuna, con un “handicap”, voglio che non riescano a percepire il significato di diversità in quel senso che purtroppo è intrinseco nella nostra società e che cerco di lavare via dai miei occhi. Allora apro una voragine dentro di me nella quale cerco di inghiottire tutto quello che posso, allora mi sporco con la terra che calpesto, che respiro e in essa mi riplasmo, allora mi taglio ogni mattina con gli sguardi di cristallo dei bambini perché sanguinando io possa purificarmi. Del resto questa è l’immagine stessa di Yaounde, la sua metafora. Un susseguirsi di voragini ai margini delle strade asfaltate ed è li che brulica la vita, che si cela il suo senso profondo che ogni mattina esplode come da tante bocche di fuoco per formare la sua marea pulsante. Nei solchi profondi scavati da secoli di piogge equatoriali l’uomo vive a stretto contatto con gli elementi e con quella natura che qui la città non è riuscita a vincere.

Ad ogni passo la terra è argilla che si plasma, poi creta che si sgretola, già pronta a rifondersi in nuovi passi. Oggi quei passi sono anche i miei e mi portano ogni mattina a Nkolfoulou, venti minuti fuori Yaounde, dove quello che cerchiamo di plasmare sono le vite di questi piccoli bambini. Sono sempre stato relativista ma quando ci si incontra con un’altra cultura si comincia a percepire il vero significato di questa parola. Qui si può essere bilingue  (francese e inglese) ma incapaci di leggere e scrivere perché a casa non si possiede un libro e perché il compito degli insegnanti si limita all’azione di trascrivere la lezione alla lavagna, si può avere accesso all’istruzione ma capita che ti piova sulla testa o che un serpente ti entri in classe. Gli altri bambini restano nei campi, i nostri sono fortunati ma noi vogliamo dargli qualcosa in più, plasmando le loro coscienze, aprendo le loro menti, costruendogli una nuova scuola! Ogni mattina riapro la mia voragine pronto ad accogliere il furore indisciplinato di questa beata innocenza, ancora incosciente del solco che altri cercano di tracciare. L’uomo bianco calpestò i diritti dei loro nonni, oggi calpesta il loro stesso cortile da gioco, si sporca le mani e suda per costruire il loro futuro! Sporcatevi anche voi, aprite la vostra voragine!   

Per donare potete versare direttamente sul conto di Capec

Numero conto: 37150377101-71

Titolare conto: Cameroon association for the protection and education of the child          

Banca: Banque Atlantique                                                                                                                        

Indirizzo: BP 2933, Douala, Cameroon                                                                                              

Codice Swift: ATCRCMCM                                                                                                                      

Casuale: Building school in Cameroon

Oppure sulla piattaforma :

https://www.indiegogo.com/projects/building-school-in-cameroon

Fotografía: Jorge Luque (VAVEL.com)

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