Alessandro Del Piero: La leggenda in  bianco e nero

Il "Pinturicchio" che incantò la Torino bianconera

Alessandro Del Piero: La leggenda in  bianco e nero
Alessandro Del Piero: La leggenda in  bianco e nero

Dietro a un calciatore c’è un uomo, con le sue forze e le sue debolezze. A monte di una squadra vincente, in molte occasioni, c’è un’alchimia tra molteplici fattori difficile da spiegare. Vicende che uno sportivo già conosce, ma che vengono raccontate da un’angolatura diversa rispetto a quella a cui siamo stati abituati.

E' sopratutto un uomo Alex Del Piero, un uomo in bianco e nero a vita.

È il 1993-94 ed a Torino sbarca un giovanotto di belle speranze, dalla chioma riccioluta e dal destro mirabile. Il ragazzo si è già messo in mostra nel Padova, nella Primavera ed anche in prima squadra, nonostante la giovane età. I numeri ci sono e così il presidente Giampiero Boniperti e l’allenatore Giovanni Trapattoni, decidono che quell’Alessandro Del Piero merita di far parte della Juventus. A diciannove anni, la giusta collocazione è la Primavera e così Ale entra nella rosa di mister Cuccureddu, divenendone subito un leader.

Il talento purissimo di quel giovanotto veneto emerge con prepotenza e guida la Primavera a una doppietta irripetibile: Torneo di Viareggio e scudetto di categoria.

Che il ragazzo avesse una marcia in più, del resto, si era già capito a inizio stagione: se con i pari età Del Piero sembra un extraterrestre, basta una settimana d’autunno per vedere come, con i grandi, si trovi già perfettamente a suo agio. Il 12 settembre del 1993 Alex fa il suo esordio in serie A, a Foggia: «Se devo essere sincero, più che il momento in cui sono entrato in campo, ricordo di più l’emozione della gara vissuta dalla panchina. Ero davvero assorto dalla partita. Eravamo in parità contro un Foggia, che allora era forte. Diciamo che ho emozioni e ricordi più forti della settimana successiva» dirà.

Tre giorni dopo, in Coppa Uefa, contro il Lokomotiv Mosca, ecco il debutto in Europa. Il 19 settembre poi; al Delle Alpi, all’80° minuto di Juventus-Reggiana, Del Piero timbra il 4-0 di una partita già segnata. Sembra un goal poco importante, visto il punteggio. In realtà, a pensarci ora, è il primo capitolo di un libro che riscriverà la storia bianconera.

E proprio a quell’anno si riferisce uno dei suoi primi ricordi legati all’Avvocato Agnelli, che poi ha seguito il suo percorso passo dopo passo e gli ha sempre dedicato un occhio di riguardo, soprannominandolo Pinturicchio.

Del Piero si è già messo in mostra nella stagione precedente, con cinque goal in quattordici presenze (tra campionato e coppe), tra cui un’esaltante tripletta rifilata al Parma; le precarie condizioni fisiche di Roberto Baggio gli spalancano le porte. Ale ha solo vent’anni, ma ha anche personalità da vendere e segna goal pesantissimi. Un esempio? 4 dicembre 1994, al Delle Alpi: la Fiorentina conduce per 0-2.
A venti minuti dalla fine la Juventus esce dal torpore e trionfa: Vialli segna due goal in tre minuti, ma a completare la rimonta è Del Piero, con una rete da cineteca: un tocco morbido, al volo, di collo destro, che corregge alle spalle di un esterrefatto Toldo un lancio di quaranta metri: "Quel goal è stato senza dubbio uno dei miei due preferiti. È stato un goal molto bello, segnato in una giornata indimenticabile."

Una perla, ma non è l’unica: passa solo una settimana e la Juventus deve andare a giocare a Roma, contro la Lazio, una gara difficilissima. I biancoazzurri sono una superpotenza e Lippi ha mezza squadra indisponibile. Il talento bianconero  però ha le spalle larghe e se c’è da guidare la squadra non si fa pregare; doppietta, la prima in serie A e risultato finale di 4-3 che lancia i bianconeri in vetta alla classifica. Ci resteranno sino alla fine, riportando a Torino uno scudetto che mancava da nove anni, vincendo la Coppa Italia e sfiorando la Coppa Uefa. Una squadra stellare, che ha già in Del Piero il suo astro più luminoso.
Ale è già un idolo dei tifosi e la società decide di puntare su di lui con convinzione; Roberto Baggio emigra a Milano e da quel momento il numero dieci non si scolla più dalle spalle del ragazzo padovano . È il numero dei fuoriclasse e Del Piero lo indossa con naturale eleganza, nobilitandolo con giocate superbe, che portano al traguardo più ambito: la Champions League.
S’inizia a Dortmund, contro il Borussia e Ale incanta: i tedeschi passano subito in vantaggio con l’ex Möller, la Juventus pareggia poco dopo con Padovano. La partita è difficile, ma il fenomeno di San Vendemmiano ha in serbo un colpo che passerà alla storia: dal vertice sinistro dell’area di rigore lascia partire un tiro carico di effetto che s’insacca tra il palo più l ontano e la traversa, preciso nel sette.
È il goal alla Del Piero, che in Italia aveva già mostrato l’anno precedente contro il Napoli, ma che, siglato in Europa contro i tedeschi e ripetuto contro Rangers Glasgow e Steaua Bucarest, diviene il suo marchio di fabbrica internazionale. Il goal più prezioso però arriva nei quarti di finale. La Juventus deve rimontare contro il Real Madrid l’1-0 subito al Bernabéu e Del Piero  ci mette sedici minuti per rimettere a posto le cose, con una punizione maligna, che il portiere spagnolo può solo guardare. Padovano chiuderà poi il conto, spianando la strada verso la semifinale col Nantes e verso il trionfo di Roma.
La Juventus è signora d’Europa e il 26 novembre 1996 diventa padrona del mondo: La Coppa Intercontinentale manca dal 1985, dalla vittoria sull’Argentinos Junior firmata dal rigore decisivo di Michel Platini. Ancora una volta sulla strada dei bianconeri ci sono degli argentini, quelli del River Plate, del gioiellino Ortega. La stampa si esalta in duelli a distanza tra il sudamericano e Del Piero e, a rileggerli ora, quei paragoni paiono quasi blasfemi. È lui a decidere la sfida, allo scadere, trovando, con la precisione del suo destro, una fessura nella difesa argentina e portando la Juventus in cima all’Olimpo del calcio mondiale.

Dopo soli tre anni alla Juventus, Del Piero ha già conquistato ma Champions League; uno scudetto, una Coppa Italia e una Supercoppa Italiana: Ma già nei primi mesi della stagione 1996-97, il bottino aumenta in maniera consistente, con la Coppa Intercontinentale e con la Supercoppa Europea: vittima designata di una Juventus tritatutto è il Paris St. Germain; addirittura umiliato in casa per 6-1 e regolato nella gara di ritorno, giocata a Palermo, con un 3-1 al quale Del Piero partecipa con una doppietta.
In campionato è una marcia trionfale: solo il Parma di Buffon, Cannavaro e Thuram( poi futuri bianconeri)  prova a tenere il passo dei bianconeri, ma la Juventus macina punti e regala spettacolo e arriva il ventiquattresimo scudetto, il secondo per Alex. La stagione potrebbe essere indimenticabile, ma la seconda finale di Champions League consecutiva ha un epilogo inatteso. La Juventus ritrova il Borussia Dortmund; sempre schiacciato negli ultimi anni; a Monaco, però, i tedeschi giocano una partita orgogliosa e a nulla vale il capolavoro siglato da Del Piero nella ripresa: un goal di tacco da antologia che non basta però ai bianconeri per centrare la stagione perfetta.
L’anno successivo, dopo aver vinto in estate la Supercoppa Italiana ai danni del Vicenza, in campionato non ce n’è per nessuno: l’Inter cerca di contrastare l’armata bianconera, forte dell’arrivo di Ronaldo; ma il vero fenomeno è ancora Del Piero  che in trentadue partite segna la bellezza di ventuno reti, l’ultima delle quali proprio contro l’Inter, nella sfida decisiva del 26 aprile al Delle Alpi. Un goal che vale uno scudetto: il secondo consecutivo, il terzo per Del Piero. Purtroppo, invece, in Champions League i bianconeri centrano la finale, ma sono sconfitti dal Real Madrid ad Amsterdam.
Nei primi quattro anni dell’accoppiata Del Piero-Lippi, la Juventus vince sempre e vince tutto ed anche la quinta stagione sembra partire con il piede giusto. I bianconeri sono saldamente in testa alla classifica e all’ottava giornata fanno visita all’Udinese; Zidane e Inzaghi vanno a segno, mettendo in cassaforte altri tre punti e tutto sembra andare per il verso giusto. A pochi minuti dalla fine Del Piero parte in velocità sulla sinistra, cerca il traversone, ma è contrastato e rimane a terra: Il suo ginocchio sinistro è andato: rottura del legamento crociato e collaterale; dovrà operarsi e stare fuori almeno sei mesi. La sua stagione è finita.

"Pinturicchio" torna in campo e torna al goal. I due anni successivi non portano i trionfi sperati. Nella stagione 1999-2000, la squadra di Ancelotti, dopo mesi in testa alla classifica, vede sfumare il sogno scudetto all’ultima giornata, nel pantano di Perugia regalando lo scudetto alla Lazio , e l’anno dopo sarà la Roma di Capello a cucirsi il tricolore sul petto. La Juventus non vince, ma Alex non si ferma e raggiunge quota novantanove goal in maglia bianconera.
La stagione 2001-02 presenta al via una Juventus rivoluzionata: in campo, dove partono Inzaghi e Zidane e arrivano Buffon, Thuram e Nedved, e in panchina, dove Ancelotti lascia posto al ritorno di Marcello Lippi. La partenza è al fulmicotone: al Delle Alpi arriva il Venezia, surclassato dalla doppietta di Trézéguet, promosso titolare, e da quella di Del Piero che in un sol colpo raggiunge e supera un traguardo storico: 100 goal maglia bianconera.
A fine stagione le marcature di Del Piero in campionato saranno ben sedici e l’ultima avrà un sapore speciale: la Juventus all’ultima giornata di campionato va a Udine. I bianconeri sono secondi in classifica, un punto dietro l’Inter che gioca allo stadio Olimpico contro la Lazio. E' il famoso 5 Maggio. È un pomeriggio che regala emozioni forti: a Udine, Trézéguet va a segno dopo due minuti e Del Piero chiude il conto all’undicesimo minuto. All’Olimpico termina 4-2 per la Lazio. La Juventus è Campione d’Italia per la ventiseiesima volta, per Del Piero è il quarto scudetto. Apoteosi bianconera.

Il quinto arriva l’anno successivo, dopo una cavalcata trionfale. La Juventus, che in estate si era aggiudicata anche la Supercoppa Italiana, va forte anche in Europa.  In Champions League è memorabile la semifinale di ritorno contro il Real Madrid: al Bernabéu le “Merengues” si impongono per 2-1, ma al Delle Alpi i bianconeri disputano una delle loro partite più belle. Nel 3-1 che spiana la strada verso finale di Manchester, c’è anche la firma di Del Piero che timbra con una magia delle sue il momentaneo 2-0.
All’Old Trafford contro il Milan arriva però una delusione cocente; qualche mese più tardi la Juventus si prenderà la propria rivincita nella Supercoppa Italiana giocata a New York proprio contro i rossoneri e sarà quello l’unico trofeo della stagione alle porte, l’ultima dell’era Lippi.
Sulla panchina della Juventus arriva Fabio Capello, che ha vinto ovunque, ha vinto sempre e alla guida della squadra più titolata d’Italia non può che fare altrettanto. La Juventus prende la testa della classifica alla prima di campionato e non la molla più, al limite la divide in comproprietà con il Milan, fino alla sfida decisiva dell’8 maggio a San Siro. Ed è in quella partita che tutto il talento e il carisma di Ale vengono fuori: la Juventus vince grazie ad un goal di Trézéguet, ma proprio il capitano è il migliore in campo ed è proprio lui a pennellare con una spettacolare rovesciata l’assist che David trasforma in rete.

Ha battuto il record di Giampiero Boniperti il 10 gennaio 2006, nella gara di ritorno degli ottavi della Coppa Italia, proprio contro la Fiorentina, la squadra a cui segnò uno dei suoi goal preferiti. Era un ragazzo il 4 dicembre 1994, quando realizzò quella splendida rete che ribaltò, assieme alla doppietta di Vialli, un brutto 0-2 in uno straordinario 3-2, che dimostrò che la Juventus era una squadra tutta grinta e carattere, che sarebbe andata lontano, che avrebbe aperto un ciclo, che quel giovanotto di vent’anni anni sarebbe diventato un campione. E così è stato.
A distanza di dodici anni Del Piero ha stabilito il record assoluto di reti in maglia bianconera, e proprio contro la Fiorentina, un segno del destino. Il tanto atteso goal del record, il 183, arriva dopo appena otto minuti: Alessandro riceve palla, controlla da par suo e con un gran sinistro batte il portiere. Il capitano festeggia con i compagni, con i tifosi, mentre, attraverso lo speaker, la Juventus lo incorona primo bomber della storia. Alex  è inarrestabile. Così, al 17’, arriva il goal numero 184, su calcio di punizione, una sua specialità. E per chiudere in bellezza, al 57’ fa tripletta con un calcio di rigore. E sono 185. Inizia la festa. Inizia la leggenda.

Il resto è scolpito nella mente di tutti:  il secondo scudetto targato Capello, il favoloso mondiale tedesco, lo splendido goal ai padroni di casa e la grande emozione di sollevare la Coppa del Mondo, lo scandalo di Calciopoli e la scelta di rimanere alla Juventus anche in Serie B. Nel campionato cadetto, la Juventus e Ale sono assoluti protagonisti; la squadra bianconera conquista la promozione con tre giornate di anticipo e Del Piero vince la classifica dei cannonieri, con venti reti.

La Juventus ritorna in serie A e conquista un ottimo terzo posto; Ale è nuovamente in testa alla classifica dei cannonieri, davanti al compagno di squadra Trézéguet.

La nuova stagione non comincia bene per i colori bianconeri; nonostante la qualificazione per la Champions League, la squadra stenta e Ranieri è messo sotto accusa. Sarà proprio Ale, con un patto d’acciaio con i propri compagni, a salvare l’allenatore romano e a far rinascere la Juventus. Con due grandissime prestazioni contro il Real Madrid, Del Piero e compagni portano la compagine juventina a qualificarsi per gli ottavi di finale della massima competizione europea. Decisiva è la vittoria al Santiago Bernabéu; era dal 1962 che la Juventus non usciva vittoriosa dallo stadio delle “Merengues”. Del Piero è assoluto protagonista di questa prestigiosissima vittoria, segnando entrambi le reti juventine; la prima con un siluro precisissimo di sinistro dal limite dell’area e la seconda con un perfetto calcio di punizione.
A cinque minuti dalla fine, Ale è sostituito da De Ceglie e riceve la standing ovation dall’ammirato pubblico madrileno, al quale dedica un inchino: «Giuro che non l’avevo studiato. È successo all’improvviso; vedo che Ranieri prepara un cambio e gli chiedo di uscire, perché cinque minuti prima avevo preso una botta al tendine. Mi tolgo dal braccio la fascia e sento il pubblico che comincia ad applaudirmi. Ho camminato per venti metri a una spanna da terra per quell’omaggio, mi è venuto spontaneo inchinarmi a ringraziare come fanno gli attori, perché il Bernabéu è un grande teatro, il più grande del calcio. Quando ci stai dentro percepisci che ci è passata la storia».


Il 10 maggio 2009, a San Siro contro il Milan nella partita terminata 1-1, entra a venti minuti dalla fine, giocando così la sua seicentesima presenza con la maglia della Juventus, record assoluto. Una settimana dopo, il 17 maggio, con 397 presenze in Serie A in maglia bianconera, eguaglia il mito di Gaetano Scirea. Il 24 maggio, nella partita vinta 3-0 contro il Siena, realizza una doppietta e l’assist per Marchisio, arrivando così a quota ventuno reti stagionali di cui: otto su punizione, nove su azione, quattro su rigore. Il 31 maggio gli è consegnato allo stadio Olimpico di Torino il Pallone d’argento, come riconoscimento al calciatore più corretto del 2008-09.
A causa di un infortunio muscolare alla coscia sinistra, provocato da una botta alla schiena rimediata in allenamento a metà agosto, è costretto a saltare le prime sei partite della nuova stagione. Debutta in campionato il 27 settembre 2009 in casa con il Bologna, entrando in campo nei minuti finali e tagliando il traguardo di 400 presenze in serie A.

Il 14 febbraio aggiunge altri numeri alla prestigiosa collezione superando Boniperti a quota 445 presenze ed Il 14 marzo 2010 segna il goal numero 300 nella sua carriera e successivamente il 301.

Comincia la stagione numero diciassette in maglia bianconera. Il 17 ottobre 2010 Del Piero infrange l’ennesimo record della sua leggendaria carriera: contro il Lecce, il capitano bianconero realizza un bellissimo goal di sinistro e raggiunge Giampiero Boniperti a quota 178 goal in Serie A con la maglia della Juventus.

La stagione successiva è l’ultima di Del Piero in bianconero. Ci sono importanti novità alla Juventus: il suo vecchio compagno di squadra Antonio Conte è il nuovo tecnico della squadra e c’è il debutto del nuovo meraviglioso Juventus Stadium. Nella serata dell’inaugurazione dello stadio, Ale si presenta con Giampiero Boniperti accanto alla mitica panchina sulla quale, nel lontano 1897, fu fondata la Juventus.
Il 6 maggio 2012 conquista lo scudetto numero otto con una giornata d’anticipo, nella partita giocata a Trieste contro il Cagliari vinta 2-0, favorita anche dalla vittoria dell’Inter contro il Milan per 4-2. E' il modo migliore per concludere una cavalcata idilliaca
Il 13 maggio 2012 disputa la sua ultima partita in campionato con la maglia della Juventus, contro l’Atalanta, segnando il 289° goal della sua carriera bianconera. Il capitano della Juventus esce dal campo al 57’, acclamato dai tifosi in lacrime per più di dieci minuti, cosa mai successa in nessun campo di calcio. Lacrime amare quel giorno perchè Questo giocatore è di tutti, è di tutto il calcio italiano, è di tutti quelli che amano il calcio, è di tutti quelli che amano il bello, è di qualsiasi bambino quando comincia a giocare a pallone, quando istintivamente rincorre un pallone, sogna di essere un grandissimo, sogna di essere un grande dentro il campo e fuori. 704 presenze, 289 goal. Sempre dalla stessa parte, sempre con la stessa maglia. 

Del Piero è stato è continua ad essere per i tifosi Juventini e per quelli che amano il calcio come più di un calciatore, più di uomo ma come una leggenda, come un ragazzo dalle belle speranze che parte da Padova e si scontra con la realtà meravigliosa della Torino Bianconera, dell'occasione della vita; un giocatore che ha lasciato un segno indelebile nella storia del calcio italiano.

Le parole più riconoscenti per Del Piero sono quelle di Fabio Caressa:

"L'ho visto volare leggero come un angelo, quando aveva la faccia da putto. L'ho visto inventare un tiro che è diventato solo il suo e lanciarsi tra i grandi ancora ragazzo. L'ho visto segnare con la sua squadra soprattutto nelle partite che contavano, negli scontri diretti, nelle finali in giro per il mondo.

L'ho visto arrabbiarsi e digrignare i denti se c'era un principio da difendere e chinare la testa se il suo bene non era quello dei compagni. L'ho visto lottare contro gli egoismi, anche contro i suoi, perché crescendo ha capito cosa voglia dire il gruppo. L'ho visto parlare di valori e comportarsi di conseguenza.

L'ho visto inciampare e poi cadere . L'ho seguito mentre si rialzava a fatica. L'ho visto lottare contro allenatori e mal di pancia nervosi. L'ho visto amare la maglia azzurra e non riuscire a farlo capire. Poi l'ho visto portarci a Berlino.

L'ho visto capire che le cose cambiano, modificare il gioco, segnare 11 gol di seguito su rigore se il rigore poteva essere il massimo da dare alla squadra in quel momento. L'ho visto adattarsi dove non voleva , sacrificarsi facendolo ricordare. L'ho visto umile e l'ho visto presuntuoso. L'ho visto soffrire quando ha sbagliato. L'ho visto uscire in smoking bianco, immacolato, da una discarica.

Non l'ho visto mollare, mai. Non ho mai letto di lui sui giornali degli scandali. Ieri sera l'ho guardato mentre si sedeva in panchina, con il broncio di chi vuole giocare. L'ho visto applaudire i compagni per i gol che segnavano, esultare per la squadra. L'ho visto entrare in campo senza riscaldamento, lui che non è più un ragazzino. L'ho visto strillare al ragazzo che parlava troppo, perché ci vuole rispetto. L'ho visto segnare una punizione da artista e un rigore da ragioniere".

E concludo che se non fosse esistito Del Piero non avrei mai amato questo sport meraviglioso che è il calcio.

Aaaah! Come gioca Del Piero...! 

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