Bandiere a mezz'asta

Storie di uomini legati da un profondo amore verso la maglia e non verso il "Dio denaro".

Bandiere a mezz'asta
Bandiere a mezz'asta

Tempo fa esisteva uno sport, fatto di amore, passione e sudore per la maglia della squadra che si stava indossando, per la città che si stava rappresentando e per tutti coloro  presenti sulle gradinate a loro spese.

Questo sport era il calcio, quello puro, che non assomiglia per nulla (e meno male) al circolo vizioso attuale, dove tutto ormai ruota intorno al “Dio denaro”, in cui non si riesce a comprendere quale sia lo spirito per cui si scende in campo a difendere ormai chissà cosa; forse un passato glorioso che non torna più. Oggi, si fa sempre più strada il ruolo da “mercenario”, l’attrazione del calciatore  per i soldi e non per la squadra, come la calamita attrae un metallo fino a diventare una cosa sola. Il metallo oggi è grezzo, ormai senza più fascino e nostalgicamente ci si ricorda delle vecchie e intramontabili bandiere, che hanno gettato il cuore oltre l’ostacolo sempre per la stessa squadra, per gli stessi colori e per le stesse emozioni.

Giocatori a cui del denaro importa ben poco, perché la gloria e la venerazione da parte di un popolo, come ci insegna la storia, non si comprano, si guadagnano con il sudore della fronte e non abbandonando mai la nave anche quando questa sembra affondare, sembra perdersi nella nebbia. Ma dopo il maltempo, il sole si riaffaccia di nuovo per contare chi è rimasto sulla nave, un uomo solo al comando.

Nostalgicamente parlando, è difficile legarsi in maniera cosi profonda ad un club, anche perché le tentazioni sono davvero tante e talvolta gli stimoli per continuare sulla retta via non sono sempre a cinque stelle ed è proprio questa sottigliezza che differenzia un semplice calciatore dalla bandiera che, ahimè, oggi non esiste più.

Partendo dal nostro calcio, che è quello che ha sfornato una miriade di “generazione di fenomeni”, non si possono non ricordare delle vere bandiere: dal 1972 al 1997, 25 anni di rossonero, sempre lì, come diga, il maestoso Franco Baresi, che ha praticamente vinto ogni cosa, specialmente nella gestione Sacchi con una delle squadre più forti di tutti i tempi. C’è solo un “signore” che ha fatto meglio di lui ed è Paolo Maldini, con i suoi 31 anni in rossonero( 1978-2009) ed una bacheca che supera quella di molte squadre di club presenti ai nastri di partenza della Champions League. Stranamente, al suo addio al calcio Maldini fu fischiato da un branco di imbecilli che sicuramente di calcio capivano ben poco.

Nella contemporanea età calcistica di Maldini, troviamo altri tre mostri sacri del nostro calcio. Considerando anche le giovanili, questo fuoriclasse ancora in attività si appresta a calcare i 25 anni di carriera nel lungo Tevere, Totti: l’ottavo re di Roma. Al suo ritiro, come minimo gli verrà assegnato uno dei sette colli Albani. Dalla “Madonnina”, dal 1995 al 2014, c’è stato un ragazzo (che è ancora tale) che con la maglia nerazzurra ha arato la fascia sinistra, ma anche tutto il campo, per più di 700 partite; quel ragazzo è Javier Zanetti. L’ultimo, ma non per importanza, è Alex Del Piero, la Juventus in poche parole; 19 anni sempre con la stessa maglia, 289 gol sempre dalla stessa parte, con la fascia di capitano scolpita nel cuore.

Queste sono le ultime bandiere che il calcio italiano ha potuto ammirare, con quelle partite che facevano venire i brividi solo allo scambio del gagliardetto con annessi abbracci, si perché tra fenomeni assoluti c’è solo reciproco rispetto e ammirazione totale.

Si dice che il periodo d’oro del calcio italiano sia passato e credo sia proprio cosi, perché prima di Maldini e C. gli stadi stracolmi di gente festosa e i memorabili cronisti di “Tutto il calcio minuto per minuto” hanno avuto la fortuna di ammirare altre gloriose bandiere, del calibro di Gigi Riva ("Rombo di tuono"), per quattordici anni faro di una provinciale come il Cagliari, con annesso scudetto, e di Gaetano Scirea, il simbolo della perfezione umana e calcistica, con 15 anni di Juve senza mai prendere un cartellino rosso e strappato alla vita da quel maledetto incidente stradale in Polonia; come dimenticare, poi, Giacinto Facchetti (1960-1978) ed i famosi derby con un’altra bandiera, Gianni Rivera, ritiratosi dopo 20 anni di Milan con l’ultimo anno sancito dallo scudetto della stella. Che giorni, che anni magici sono stati quelli…

Oltre il nostro  bel paese, ci sono storie di uomini da raccontare ai figli e ai nipoti, come la leggenda di Ryan Giggs, una vita da Red Devils dal 1987 al 2014, con 34 titoli. Il Barcellona può contare su due “Divinità”, sia per signorilità che per talento sconfinato: Xavi e Puyol.

Nel passato, si celano mostri come Lev Yascin, Eusebio, Pelè che non necessitano di ulteriori spiegazioni, basta la semplice ammirazione. Eterni.

Prima o poi, però, da un sogno bisogna svegliarsi, aprire gli occhi velocemente per vedere che il calcio di un tempo è passato, che adesso non si va più dove porta il cuore ma dove porta il portafoglio.

Dunque non c’è più spazio per quelle bandiere che hanno fatto sognare, gioire sempre lo stesso amato pubblico, idolatrate come divinità. Ora è altro tempo, e, come in ogni lutto che si rispetti, le bandiere sono a mezz’asta.


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