Inchiesta scommesse, Bracciali e Starace nella bufera

Non solo calcio, le scommesse invadono anche il mondo della racchetta, questo emerge dall'indagine di Cremona.

"Il calcio è rischioso, il tennis regala soldi a tutti". Il mondo delle scommesse, illegali, invade il panorama della racchetta e getta ombre su molti azzurri ancora oggi in attività. La Procura di Cremona continua a scrutare documenti e materiale, alla ricerca di conversazioni che confermino un'attività illecita, ma, a parziale sorpresa, non è solo il calcio a rientrare nei dialoghi raccolti sul materiale informatico sequestrato. Il tennis si prende prepotentemente la scena ed emergono inquietanti dettagli sui rapporti intrattenuti da Manlio Bruni, facente parte dei clan dei bolognesi, commercialista di Giuseppe Signori, da tempo nella lista degli indagati e Roberto Goretti, attuale d.s del Perugia, ex giocatore anche tra le altre di Bologna, Napoli e Bari. Proprio Goretti sarebbe al centro di un'intricata rete di colloqui che coinvolgerebbe le principali firme del tennis italiano.

Il nome più in "voga" è quello di Daniele Bracciali, Braccio78 il nickname utilizzato, presente ad ogni incontro e ad ogni discussione via Skype. Buon doppista Bracciali, convocato diverse volte in Davis, compagno di Potito Starace, un altro presente nella lista nera. Non gli unici Bracciali e Starace, perché anche Seppi, Volandri e Bolelli sono citati da Bruni in taluni stralci.

Quel che emrge con chiarezza è un orizzonte nero, un chiaro sistema atto a indirizzare non solo una partita, ma anche un semplice gioco, il più normale 15. Cifre alte, quasi calcistiche, per ogni incontro dall'esito modificato. Non solo azzurri, anche tennisti di vertice stranieri, non solo singolari prese di posizione ma combine reali, con i due avversari pronti a giocarsi la partita, già sapendo, entrambi, l'esito. Finte, errori solo apparentemente casuali, prese in giro in nome del dio denaro. L'ennesima pagina di sport da dimenticare. L'ennesimo scandalo scoperto quasi per caso, i soliti dubbi sulla credibilità non di uno sport, ma dello sport.   

Fonte Gazzetta dello Sport