Tennis, scommesse: Starace prova a difendersi "Non c'entro con le scommesse clandestine"

Potito nega con forza ogni responsabilità nello scandalo che sta sconvolgendo il tennis italiano e non. Un giro di scommesse che investe non solo il calcio, ma si dirama lungo settori insospettabili.

Eppur si muove. Tra conversazioni segrete, messaggi, chat, l'inchiesta sul mondo del tennis procede e la Procura di Cremona, al termine dell'interrogatorio, non l'ultimo, a Roberto Goretti, attuale d.s del Perugia, punta nuovamente il dito contro Daniele Bracciali e Potito Starace. Una vera e propria associazione, quella dei due tennisti azzurri con il clan dei bolognesi, guidato da Bruni, atta a falsare partite e puntate. Conoscere il risultato, variare quanto scritto da classifiche e potenziale, per racimolare il massimo. Goretti come intermediario, Starace come "braccio armato". 

Questo quello che esce dalle indagini condotte dal Pm De Martino. Due le imputazioni principali rivolte a Starace, due i tornei sotto accusa. In primis la finale di Casablanca del 2011, giocata dall'azzurro con lo spagnolo Andujar. Pochi giochi raccolti, una sconfitta netta e inattesa sull'amata terra rossa. Sconfitta, economicamente almeno, indolore, perché Starace avrebbe intascato addirittura oltre 100.000 euro, in un torneo che premia il vincitore con una cifra decisamente inferiore. 

L'altro aneddoto rivelato da Goretti risale a qualche anno prima, il 2009, e riguarderebbe un altro torneo, falsato dallo stesso Starace, seguendo la medesima via prescelta poi per Casablanca. Come si nota dalle date degli eventi, se la prescrizione scatta dopo cinque anni, restano perseguibili episodi come quelli verificatisi nel 2011. 

I protagonisti, chiamati sulla scena dalle parole di Goretti, scelgono vie alternative. In attesa della risposta di Bracciali, ecco il no deciso di Starace a qualsiasi coinvolgimento nella vicenda. "Sono sconcertato per le notizie che continuano a uscire sul mio conto e allibito per l’accanimento nei miei confronti. Non posso far altro che ribadire la mia piena, totale, assoluta estraneità ai fatti che mi vengono addebitati. Trovo incredibile che qualcuno possa anche solo pensare che io mi sia venduto una finale Atp (che non ho mai vinto) per di più verso la fine della mia carriera agonistica. Ripeto: non c’entro con le scommesse clandestine, il 'gruppo dei bolognesi' e quant’altro".

Non l'ultima puntata di un'analisi che par pronta a svelare un giro di malaffare atto a minare le fondamenta del mondo della racchetta. 

Fonte Gazzetta dello Sport 


Share on Facebook