Australian Open: Giorgi bella a metà, vince Venus

L'azzurra conquista il primo set, ma perso il tie-break del secondo crolla.

Non era semplice spavalderia la sicurezza di Camila Giorgi alla vigilia del match con Venus. Camila, nel suo io, porta convinzione e carattere da vendere. Sa, pur essendo ancora agli inizi di una carriera destinata a fiorire, di avere armi e talento per competere già oggi con le prime del circuito. Le manca, o forse non vuole averlo, un piano tattico, che si affianchi alla bruta forza. Contro la maggiore delle sorelle Williams, su un campo Slam, può essere una mancanza non da poco. 

Melbourne si tinge di rosa nella nottata italiana e va in scena il gran duello tra Camila e Venus, bellezze diverse. Da una parte la ragazza del futuro, dall'altra la campionessa pluridecorata alla ricerca di un acuto. Vince Venere, in tre set, dopo quasi due ore di battaglia brutale, in cui ogno punto è sudato, lottato, strappato con i denti. Gli ultimi minuti sono invece un'apoteosi statunitense, con l'italiana ormai lontana, mentalmente, dall'incontro. 

E dire che l'inizio ha il marchio tricolore, ben saldo. In una lotta a chi tira più forte la Giorgi esce prepotente. Strappa il servizio alla Williams una prima volta nei giochi iniziali, poi, subito il controbreak, sfreccia ancora avanti, fino a conseguire il parziale. Entrambe paiono alla deriva senza la prima di servizio, prede di fronte a botte incredibili che piombano sul terreno. 

Il secondo set è un campo sterminato di occasioni, si perde la sequenza dei servizi, in una continua altalena che porta al prolungamento. Lo vince Venus, sette punti a tre, e in sostanza la partita di Camila si ferma qui. La spina si stacca, si perde il filo logico dell'incontro e la Williams coglie al balzo il colpo accusato dall'avversaria. Approfitta di 6 inopinati doppi falli Giorgi, non concede nemmeno una palla break nel parziale decisivo e vola verso lidi dorati. La Giorgi commette 23 gratuiti, a fronte di 11 vincenti, si arrende. E forse è la semplice dimostrazione che per essere grandi non basta il talento, serve anche tempo. 

I risultati 


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