Australian Open, il ruggito di Nadal

Lo spagnolo cancella il sudafricano Anderson e si propone come possibile outsider per la vittoria finale.

Rafa Nadal torna a farsi sentire. Chiude lui la tornata diurna sulla Rod Laver Arena e il pubblico australiano si gode il ritorno del soldato Rafa. Il primo test vero, dopo i turni d'approccio utili a rifinire una condizione incerta, è sorvolato con assoluta sicurezza. Gli sguardi sono tutti per Rafa, perché nella mente ci sono le fatiche dei giorni scorsi, il vomito, il quasi ritiro, ma nulla sembra appartenere a quel Nadal. Quello che scende in campo per gli ottavi assomiglia sinistramente al miglior Rafa, se non altro per cattiveria agonistica. 

Anderson è alle corde fin dall'inizio, perché il suo ristretto arsenale non scalfisce Nadal e la furia dello spagnolo si abbatte con frequenza sempre maggiore, fino all'atteso break che spezza la parità dei primi dieci giochi. Lo scatto di Nadal griffato dal pugno e dall'urlo di guerra è il segnale della vittoria. Il secondo set è tutto del maiorchino, arrivano altre due rotture e Nadal si carica, acquistando fiducia scambio dopo scambio. 

Le sei palle break conquistate con fatica da Anderson sono tutte cancellate, con impeto. 64 il punteggio del terzo set, con Nadal che corre veloce verso i quarti e per la prima volta nel torneo sembra avere credenziali serie per ambire al trono finale. Difficile dire se sia completamente guarito, dal punto di vista fisico, ma anche sotto il profilo della tenuta a lunga gittata, magari contro avversari in grado di proporre soluzioni diverse da un semplificatore come Anderson. 

Quel che è certo è che a Melbourne, dopo una settimana, Nadal torna a sentirsi a casa e la finale dello scorso anno comincia ad essere traguardo non così impensabile. Il miracolo, l'ennesimo, del soldato Nadal. 

Nadal - Anderson 75 61 64 

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