L'erba di Wimbledon rigenera il tennis

Le due settimane sul verde dell'All England Club restituiscono agli appassionati un tennis diverso da quello che si gioca sulle altre superfici, facendo riscoprire gesti e colpi possibili solo a Wimbledon.

L'erba di Wimbledon rigenera il tennis
L'erba di Wimbledon rigenera il tennis

I cancelli dell'All England Club sono ormai chiusi e il torneo di Wimbledon 2015 è agli archivi, ma le emozioni suscitate dalla manifestazione tennistica più prestigiosa del mondo sono ancora vive. In campo maschile Roger Federer e Novak Djokovic hanno dato spettacolo arrivando sino alla finale, accrescendo l'interesse per uno sport che due settimane l'anno si ritrova al centro del panorama agonistico internazionale. Wimbledon non teme confronti, è la tradizione che si rinnova anno dopo anno e che rende il torneo unico nel suo genere, teatro di scontri epici e memorabili, palcoscenico su cui si formano le leggende della racchetta.

Dopo la stagione sulla terra rossa, il verde dell'erba di Londra è una boccata di ossigeno per un movimento che pure sta vivendo un periodo d'oro grazie alle meraviglie senza tempo di Federer, alla crescita maestosa di Djokovic, alla tenacia di Murray e agli acuti di Nadal, nonostante il maiorchino stia attraversando una delle fasi più difficili della sua carriera. Le due settimane di Wimbledon hanno fatto riscoprire ai più gesti bianchi che sembravano dimenticati, colpi ormai desueti e schemi di gioco non praticabili altrove. Serve and volley, chip and charge, slice di rovescio, tutte variazioni sul tema del monotono e robotico scambio da fondo campo, vera e propria epitome del tennis contemporaneo, in cui l'omologazione delle superfici ha inventato una nuova categoria di giocatori, una sorta di maratoneti di rimbalzo, colpitori eccezionali ma pur sempre incapace di cambiare il ritmo del palleggio.

Senza dubbio è stato ancora una volta Federer a mostrare una varietà di colpi che pareva destinata all'oblio, ma la superficie, l'ambiente e il prestigio di Wimbledon hanno una volta di più contribuito a rendere l'intero torneo sempre più appetibile da media e appassionati. La settimana in più inserita in calendario tra il Roland Garros e lo Slam londinese ha fatto il resto, ampliando la stagione erbivora almeno di sette giorni, e confermando che il tennis sul verde è l'espressione più pura di questo sport, in cui spettacolo e talento si fondono in maniera inscindibile. Certo, ci sono state anche edizioni di Wimbledon non memorabili e neanche vagamente paragonabili a quella appena conclusasi - la mente va subito all'anno 2002, quando trionfò Lleyton Hewitt in finale contro David Nalbandian - ma l'atmosfera complessiva dei Championships rende ogni match speciale e imperdibile, con gli stessi giocatori che paiono divertirsi nel misurarsi su un terreno tanto affascinante quanto poco esplorato dal circuito Atp.

Naturalmente ci sono ragioni climatiche e logistiche - in primis la difficoltà di curare i campi in erba piuttosto che quelli in cemento - a rendere il calendario tennistico sul verde particolarmente compresso. Sono lontani i tempi in cui tre Slam su quattro si giocavano su questa superficie, resa negli anni meno veloce per evitare un dominio dei grandi battitori. Ad agosto il circuito si sposta sul cemento nordamericano, dove il silenzio di Wimbledon lascerà il posto alla musica sparata a tutto volume nei cambi campo, in un contesto in cui tutto sembra andare di fretta. E' anche questo però il fascino degli Us Open con la New York di fine estate sullo sfondo. Ma il centro della scena rimane nella vecchia Europa, in quella Londra così diversa da qualsiasi altra capitale del mondo, in un angolo di verde che rende di stringente attualità un tennis dal sapore antico, che tutti gli appassionati non smetterebbero mai di guardare.


Share on Facebook