Australian Open, Federer fa 300 verso gli ottavi di finale: "Oggi non ero al top, al coperto cambia tutto"

Il fuoriclasse svizzero raggiunge il traguardo delle trecento vittorie in carriera nei tornei dello Slam battendo Grigor Dimitrov in quattro set e analizza in conferenza stampa il suo passaggio agli ottavi di finale a Melbourne.

Australian Open, Federer fa 300 verso gli ottavi di finale: "Oggi non ero al top, al coperto cambia tutto"
Australian Open, Federer fa 300 verso gli ottavi di finale: "Oggi non ero al top, al coperto cambia tutto"

Roger Federer ha festeggiato oggi, battendo in quattro set Grigor Dimitrov nel terzo turno degli Australian Open 2016, la sua vittoria numero trecento nei tornei dello Slam. Il fuoriclasse svizzero non sembra però dare molto peso a numeri del genere: "Sì, è tutto molto eccitante - le parole dell'elvetico - un po' come quando l'anno scorso a Brisbane raggiunsi il traguardo dei mille match vinti in carriera. Non sono cose a cui penso spesso in realtà ma, quando certi record arrivano, si è sempre felici, è una sensazione speciale".

A proposito della sfida con Dimitrov, Federer la analizza così: "Dopo il secondo set il mio obiettivo era quello di reagire prontamente - dice Roger in conferenza stampa - perchè stavo faticando un po' ma poi, una volta ritrovato il mio gioco, sono stato capace di cambiare a mio vantaggio la direzione del match. Le condizioni oggi sono state ancora diverse rispetto alla partita con Dolgopolov. Sembra che ogni giorno cambi qualcosa. Bisogna essere bravi a gestire il tutto e ad adattarsi ogni volta, ma comunque sono contento di aver vinto. Pensavo che la chiusura del tetto mi avrebbe aiutato, ma il mio inizio non è stato granchè, non riuscivo a trovare il mio gioco. Ho dovuto resettare un po' tutto e ricordare a me stesso cosa dovevo fare. Sono questi i match che mi danno più soddisfazione, perchè non si può essere ogni vota sempre al 100%. Sapevo che non sarebbe stato facile contro Grigor e infatti non lo è stato. Un terzo turno davvero duro, ecco perchè sono soddisfatto". Sulle molte palle break non convertite: "Ovviamente mi avrebbe aiutato sfruttarne qualcuna in più, ma non dipende sempre tutto da chi risponde. A volte gli avversari trovano un ace, altre non si riesce a impostare lo scambio alla perfezione, ma oggi credo di essermi creato buone opportunità sul suo servizio riuscendo a mettergli molta pressione quando dovevo. Vedremo come saranno le condizioni contro Goffin, dovrò stare attento perchè gioca molto bene. Lo conosco da un po' e ho grande rispetto per lui".

La testa di serie numero tre omaggia poi l'avversario sconfitto: "Penso che l'ultima stagione sia stata un punto di svolta per lui, quest'anno è già migliorato, ha avuto indicazione positive dai tornei di Brisbane, di Sydney, e anche qui ha giocato bene. Oggi ha giocato bene da fondo campo, è stato sempre aggressivo, ed è ciò che deve fare per andare avanti. Nel 2016 potremo vedere tutti i suoi miglioramenti, ne sono convinto. Forse il cambio di racchetta dello scorso anno non lo ha aiutato, e anche aver cambiato allenatore a metà stagione può essere stato destabilizzante, ha perso un po' di fiducia e non sono arrivate molte vittorie. D'altronde quando sei tra il numero dieci e il numero venti della classifica, o anche più indietro, ti capitano sempre tabelloni difficili ed è dura fare strada nei primi turni dei grandi tornei".

Alla domanda relativa al fatto di essere considerato tra i più grandi atleti dell'intero mondo dello sport, l'elvetico risponde così: "Alla fine a me interessa solo il tennis. Certo, è bello raggiungere grandi traguardi, avere una buona immagine ecc, ma rimango semplicemente un giocatore di tennis. E' importante rimanere se stessi, non cambiare perchè magari i tuoi manager ti consigliano di dire una cosa piuttosto che un'altra. Per fare tutto ciò è indispensabile saper gestire bene le pressioni, sin dall'inizio della carriera. Per me è stato molto importante Marc Rosset, una figura che mi ha aiutato quando ero nuovo nel circuito, mi dava consigli su tutto. Poi ovviamente tocca ai ragazzi capire dove sono e reagire di conseguenza, ecco perchè mi interessa sempre molto il processo di crescita dei teenagers. Bisogna allenarsi duramente, oggi più che mai, perchè la competizione è altissima. Il talento aiuta, ma non basta. Bisogna essere pazienti e capire che non si può vincere uno Slam a sedici, diciassette o diciotto anni, non sono più quei tempi. Io stesso ho fatto tanti errori da ragazzino, ed è il motivo per il quale ora sono un tennista affermato. Capire gli errori commessi, anche grazie all'aiuto di allenatori, familiari, supporting team, mi ha consentito di apportare quelle modifiche al mio gioco che ancora oggi mi sono molto utili".


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