ATP Finals - Stan Wawrinka, talento e insicurezza

L'elvetico arriva a Londra come terza forza del ranking tra interrogativi, malumori fisici e la solita incostanza che pesa come un macigno.

ATP Finals - Stan Wawrinka, talento e insicurezza
Wawrinka con il trofeo degli Us Open - Fonte: @stanwawrinka

La Svizzera - a cavallo tra gli anni 90' e 00' - si è rivelata terra alquanto fertile, capace di crescere due tennisti dall'indubbio valore tecnico; Roger Federer prima e Stan Wawrinka poi. Il N°3 delle classifiche mondiali è in procinto di chiudere il suo 2016, costellato dall'imprevista ma spettacolare vittoria agli Us Open contro Novak Djokovic. Come da programma la sua pagella finale presenta più insufficienze che sufficienze, preda di un carattere mai scalfito come si deve e che gli consegna a volte tanto, a volte il nulla più cosmico. Le ATP Finals - in programma nella magnifica cornice indoor della O2 Arena - potrebbero insaporire un anno sostanzialmente insipido. Come sappiamo sarà importante la carica agonistica e l'intraprendenza che sfoggerà oltreoceano, visto che - al massimo della forma - Wawrinka può battere chiunque e far scaldare cuori con quel rovescio entrato di diritto tra i patrimoni dello sport.

LA STAGIONE

​Parliamoci chiaro, i fallimenti sono ben altri. Wawrinka ha messo fieno in cascina anche quest'anno ed è riuscito ad agguantare la terza piazza nel ranking beneficiando dell'anno travagliato del suo connazionale. Apre il suo ventaglio di trionfi ribadendo il predominio a Chennai prima di battere Baghdatis in quel di Dubai. Non incide agli Australian Open mentre esce dalla morsa dei riflettori nella stagione su terra, pullulata dai Master 1000. Al Roland Garros - dove difendeva il titolo - si spinge sino in semifinale ma viene superato da Murray. La parentesi sull'erba risulta stregata con due eliminazioni al primo turno per mano di Verdasco - Queen's - e Del Potro, nella cornice di Wimbledon. Prende parte alla tournée americana puntellata dalla Rogers Cup - Nishikori lo estromette in semifinale - e da Cincinnati - Dimitrov giustiziere al terzo turno - in mezzo la rinuncia al magico programma olimpionico. Realizza il sogno americano vincendo gli Us Open grazie a 15 giorni di puro tennis in stile Wawrinka, Nole è al tappeto. Il talentino Zverev gli rovina la festa a San Pietroburgo e lo proietta al Masters di Shanghai dove non riesce a superare gli ottavi causa un Simon in stato di grazia. Partecipa al torneo di Basilea senza Federer, il padrone di casa. Torna indigesto il nome Zverev, stavolta con Misha al comando che lo regola - ai quarti di finale - al terzo e decisivo set. Parigi-Bercy è storia recente, il qualificato Struff non fa sconti e spezza al secondo turno il suo cammino. 

Source: Chris Trotman
Source: Chris Trotman

IL GIOCO

Un Wawrinka al meglio ed in fiducia, non si augura a nessuno. Lo sanno bene Murray e compagni che cercheranno - in tutti i modi - di disilluderlo dal bel gioco. Lo svizzero è un tennista arguto ma ha bisogno di risultati e situazioni per carburare. Un set perso che avrebbe potuto vincere può già rappresentare una valvola nociva che contamina il suo gioco. Sarà importante la concentrazione su ogni scambio, provando a giocare più volte possibile i suoi colpi migliori, rovescio su tutti. Oltre a ciò, pochi errori gratuiti visto che entrare prepotentemente nello scambio rappresenta una ghiotta occasione per pungere l'avversario con colpi precisi da fondo campo. L' intero discorso poggia - ovviamente - sul fattore psicologico. Perché quando preme l'indice sulla tempia diventa imbattibile. Chiedere a Djokovic.