Davis Cup, il caso Denis Shapovalov

Il giovanissimo tennista canadese colpisce involontariamente al volto il giudice di sedia nel singolare decisivo contro la Gran Bretagna. Se la cava con una semplice multa, ma ha rischiato di veder compromessa la sua carriera.

Davis Cup, il caso Denis Shapovalov
Denis Shapovalov esce dal campo di Ottawa dopo essere stato squalificato. Photo: Arturo Velazquez

Un errore di gioventù. Che poteva costare molto più caro dei 7.000 dollari di multa che gli ha inflitto la ITF. Denis Shapovalov, diciassettenne promessa del tennis canadese, ha rischiato ieri di passare alla storia di questo sport. E non per il suo talento, riconosciuto dalla vittoria di Wimbledon juniores edizione 2016, ma per aver colpito (involontariamente) il giudice di sedia durante un match di Coppa Davis.

Denis Shapovalov dopo aver colpito l'arbitro nel match contro Edmund. Photo: Arturo Velazquez

L'episodio, che ha avuto un esito fortunato, in quanto l'arbitro -  Arnaud Gabas - ne è uscito illeso, si è verificato ieri ad Ottawa, dove era in corso l'ultimo singolare della sfida di ottavi di finale del World Group di Coppa Davis tra Canada e Gran Bretagna. Sul punteggio di 2-2, sono infatti scesi in campo per il match decisivo proprio Shapovalov e Kyle Edmund, altro ragazzotto di belle speranze. Nonostante un tennis aggressivo, fatto di serve and volley e di splendidi rovesci a una mano, il canadese ha perso i primi due set con lo score di 6-4 6-3, un po' come era accaduto nel singolare del venerdì contro Daniel Evans. In apertura di terzo parziale, ecco il fattaccio: su una palla break, Shapovalov mette in corridoio da fondo campo, e per la rabbia scaglia la pallina verso la tribuna centrale, colpendola con tutta la forza possibile. Centra però un bersaglio umano: si tratta del giudice di sedia, stordito per la pallata ricevuta in pieno volto. Seguono momenti di grande tensione, con l'arbitro intontito e sopraffatto dal dolore. Per fortuna niente di grave, un po' di ghiaccio, una visita di controllo all'ospedale, e la vicenda si conclude solo con un bello spavento. Intanto Shapovalov viene inevitabilmente squalificato per condotta antisportiva, regalando punto e qualificazione alla Gran Bretagna, tra la costernazione di tutto il team canadese.

Denis Shapovalov durante il match con Kyle Edmund. Photo: Arturo Velazquez

Il ragazzo, quasi in lacrime, si presenta in conferenza stampa per rilasciare la seguente dichiarazione: "Vorrei chiedere pubblicamente scusa all'arbitro e a tutti i giudici. Subito dopo l'incidente, sono andato dal giudice di sedia, per scusarmi direttamente con lui. Per fortuna stava bene, ma ovviamente il mio comportamento è inaccettabile. Ora mi sento profondamente imbarazzato e provo vergogna per quanto accaduto. Sto male per aver fatto perdere la mia squadra, per aver rappresentato in questo modo il mio paese, per aver agito come mai avrei dovuto. Posso garantire che questa sarà l'ultima volta che farò qualcosa del genere. Imparerò da questo episodio e ne farò tesoro. Sono stato molto fortunato, perchè l'arbitro non ha subito conseguenze". Chi ha seguito Shapovalov nei suoi primi passi nel tennis che conta, tra challenger, futures e apparizioni in Davis, lo descrive come un ragazzo tranquillo e generalmente corretto, anche se proprio l'aspetto mentale pare quello su cui deve lavorare maggiormente. Spesso il ragazzo si fa prendere dalla foga e dal nervosismo, finendo per spaccare racchette e perdere la trebisonda. Che questo episodio gli sia da monito, come si è augurato il suo capitano Martin Laurendeau: "C'è sempre una lezione da trarre dallo sport, anche dalle sconfitte e dai momenti negativi - le sue parole - se Denis vorrà competere ad alti livelli dovrà mantenere il controllo di se stesso in ogni situazione. L'aspetto mentale ed emotivo è un fattore fondamentale in questo sport: la speranza è che questa lezione gli serva per tutta la sua carriera". Multato di 7.000 dollari dall'ITF, ora Shapovalov dovrà ricostruire la sua immagine, tornando a fare ciò che fa meglio, giocare bene a tennis. Per non essere ricordato come una promessa mancata che colpì un arbitro con una pallina in un match di Coppa Davis.