ATP Finals: Federer e il sogno del settimo sigillo di "maestro"

Saliamo sul podio della classifica ATP e andiamo a ripercorrere il 2015 del campione svizzero, vincitore di ben sei titoli quest'anno.

ATP Finals: Federer e il sogno del settimo sigillo di "maestro"
ATP Finals: Federer e il sogno del settimo sigillo di "maestro"

Manca sempre meno all'inizio del torneo dei “Maestri” a Londra, e il viaggio di Vavel alla scoperta dei finalisti continua. Siamo arrivati sul podio della classifica ATP, e sul gradino più basso troviamo un tennista che sicuramente non ha bisogno di presentazioni: Roger Federer. Il campione svizzero, alla sua quattordicesima apparizione consecutiva alle Finals, è reduce da un'altra stagione che, a 34 anni suonati, lo ha visto ancora una volta protagonista, con sei tornei vinti in tutte le superfici esistenti e portando a 88 il numero di vittorie totali in carriera. La maturità dell'elvetico non si dimostra solamente in campo, con un atteggiamento più aggressivo che mira ad accorciare gli scambi e a sfruttare tutto il talento che madre natura gli ha donato, ma anche nella programmazione dei tornei da disputare visto che, soprattutto a livello di Masters 1000, decide di evitare eventi troppo ravvicinati, preferendo concentrare le proprie energie su un solo appuntamento.

L'inizio dell'anno è molto convincente, e nei primi mesi-fatta eccezione per gli Australian Open-solo Djokovic riesce a tenere il suo passo. A Brisbane, al debutto stagionale, è subito un trionfo: batte in serie Millman, Duckworth, Dimitrov e, nell'ultimo atto, il canadese Raonic. Le premesse per il primo Slam in Australia sono sicuramente buone e invece Roger raggiunge uno dei punti più bassi della stagione uscendo di scena al terzo turno, perdendo per la prima volta in carriera contro Seppi.

Ma come sempre Federer impara dalle sue sconfitte, approfitta del maggior tempo a disposizione per preparare meglio il resto della stagione e al suo ritorno in campo a fine febbraio i risultati si vedono immediatamente: a Dubai, infatti, alza al cielo il suo secondo trofeo stagionale, bissando il successo dello scorso anno, battendo in finale Djokovic, nel primo dei tanti duelli stagionali tra i due. Successivamente fa tappa negli States, dove decide di prendere parte solamente ad uno dei tornei 1000 previsti, cioè Indian Wells, e raggiungendo anche qui l'atto finale ma dovendosi arrende stavolta al serbo in una delle partite col tasso tecnico più elevato dell'intero 2015.

Arriviamo ad aprile, al momento della stagione sicuramente meno amato dall'elvetico, cioè la terra rossa, e infatti i risultati non sono indimenticabili. A Montecarlo-dove difendeva la finale dello scorso anno- viene sorpreso agli ottavi di finale dal francese Monfils, a Madrid addirittura l'avventura si ferma all'esordio del torneo contro il giovane australiano Nick Kyrgios. Tra i due tornei, decide un po' a sorpresa di partecipare al nuovo ATP 250 che si gioca sulla terra rossa di Istanbul: a tutti gli scettici che pensavano ad una presenza solo per motivi economici, lo svizzero onora eccome la manifestazione, sollevando il terzo trofeo dell'anno ma soprattutto tornando a vincere un torneo su questa superficie da Madrid 2012. Decide solamente all'ultimo di partecipare agli Internazionali d'Italia, dove raggiunge la sua quarta finale al Foro Italico, venendo però ancora una volta sconfitto, stavolta da Djokovic, in due netti set. Il secondo Slam stagionale è alle porte e Roger si presenta senza troppi obiettivi nella testa ma cercando il miglior risultato possibile: stavolta è il suo connazionale Wawrinka, futuro vincitore del torneo, a estrometterlo a livello dei quarti di finale, giocando una delle migliori partite dell'anno.

Ma finalmente arriva il green, e i risultati ritornano a sorridere a Federer. Al classico appuntamento di preparazione a Wimbledon, l'ATP 500 Halle, dimostra come questo sia uno dei suoi tornei preferiti e, prendendosi la vendetta personale su Seppi in finale, festeggia il suo ottavo trofeo tedesco sull'erba, il quarto stagionale. Finalmente si apre il giardino preferito dello svizzero, quello londinese, e riparte ancora la scalata verso il record, cioè l'ottava vittoria a Wimbledon e il sorpasso su Sampras. Dopo aver battuto nell'ordine Dzumhur, Querrey, Groth, Bautista, Simon e Murray (giocando quella che da molti esperti è stata definita la partita perfetta, mostrando un livello di tennis proibito ai comuni mortali) si ritrova davanti ancora Djokovic nell'ultimo atto del torneo, e ancora una volta il serbo gli è fatale, come nel 2014, vincendo in quattro set.

Dopo questa bruciante sconfitta, Roger si prende una pausa estiva, preparandosi per il finale della stagione: ritorna in campo a fine agosto per disputare il torneo di Cincinnati (altra manifestazione particolarmente gradito visti i 6 trionfi) e stavolta, nella finale con il numero uno al mondo, è lui a festeggiare in due set il primo e unico Masters 1000 della stagione. Questo torneo verrà ricordato dai fan di Federer come il battesimo della “Sabr”: nata per caso in allenamento con Paire, la “Sneacky attack by Roger “ (alla lettera “l'astuto attacco di Roger”) è la nuova risposta in demi-volè con conseguente attacco a rete ideata dal campione svizzero per cercare di sorprendere ancora di più i suoi avversari. Inutile dire come il colpo sia stato accolto con scetticismo dai più, vedendo in esso una punta di presunzione, ma lo svizzero ha dato prova ancora una volta come la sua genialità vada oltre il limite di molti e, esibendola sia in semifinale con Murray che in finale con Djokovic, ha dimostrato anche la sua efficacia in certe circostanze della partita.

All'ultimo appuntamento Major dell'anno, sui campi di Flushing Meadows, l'epilogo è ancora amaro: raggiunge una finale che mancava dal 2009, ma ancora Nole gli toglie lo scettro da vincitore, imponendosi, anche in questo caso, in quattro parziali. Il finale di stagione non è condito con grandi risultati: fatta eccezione per la vittoria in patria a Basilea in finale contro l'avversario di sempre Rafa Nadal (partita che non si disputava dagli Australian Open 2014), a Shanghai Roger esce subito di scena, addirittura per mano di un qualificato, lo spagnolo Ramos. Non va meglio nemmeno l'ultima apparizione risalente alla settimana scorsa, a Parigi-Bercy, dove agli ottavi si trova di fronte un Isner ingiocabile al servizio ed esce in maniera prematura anche dall'ultimo torneo 1000 stagionale.

L'attesa adesso è per il sorteggio dei gironi di domani, per sapere anche se Murray deciderà o meno di giocare a Londra o di preservarsi per la storica finale Davis tra Gran Bretagna e Belgio: decisione che riguarda molto da vicino lo svizzero che, in caso di forfait del britannico, diventerà la seconda testa di serie e quindi eviterà di affrontare Djokovic sin dal Round Robin, con la possibilità magari di vendicarsi in finale, riuscendo a sollevare il settimo scettro di “Maestro” della sua carriera.


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