ATP Finals: il "robot" Djokovic e la stagione quasi perfetta

Siamo arrivati alla fine della presentazione dei finalisti di Londra e, in cima al mondo, troviamo il serbo, vincitore di ben 10 titoli in stagione.

ATP Finals: il "robot" Djokovic e la stagione quasi perfetta
ATP Finals: il "robot" Djokovic e la stagione quasi perfetta

L'ultimo episodio di Vavel alla scoperta dei finalisti di Londra fa necessariamente tappa in vetta alla classifica mondiale, dove troviamo il dominatore indiscusso di questo 2015, la macchina schiaccia avversari originaria dei Balcani: Novak Djokovic.              

Il dominio del serbo in questa stagione è stato netto e anche impressionante, con 78 vittorie e a mala pena 5 sconfitte, tre tornei dello Slam vinti e addirittura 6 Masters 1000, quest'ultimo record mai riuscito a nessun altro tennista. Nole ha mostrato un tennis maturo, imperforabile da fondo campo, migliorato notevolmente-soprattutto nei punti importanti di un match- con il servizio e con il gioco a rete (dettagli affinati grazie alla collaborazione con Becker), mentre resta impeccabile il suo marchio di fabbrica, cioè la risposta. L'unica macchia in un cammino che poteva veramente essere perfetto è la sconfitta in finale al Roland Garros per mano di Wawrinka, rimandando non solo il “Gran Career Slam” ma anche la possibilità più che concreta di completare il Grande Slam stagionale.

Il primo torneo dell'anno coincide anche con il peggior risultato di questo 2015 per il serbo: a Doha, infatti, viene sorpreso da Karlovic a livello dei quarti di finale. Ma per chi crede che questa falsa partenza possa significare un'annata sottotono, gli Australian Open spazzano via il campo da tutti i dubbi: dopo aver regolato i vari Bedene, Kuznetsov, Verdasco, Muller e Raonic, vince una delle tante battaglie epiche con Wawrinka in semifinale e nell'ultimo atto ha la meglio su Murray in 4 set. A febbraio fa tappa a Dubai ma, così come lo scorso anno, Federer gli è indigesto e in finale cede allo svizzero con il punteggio di 6-3 7-5. Poco male, perchè nei due Masters 1000 sul cemento americano, Nole lascia le briciole ai diretti avversari: ad Indian Wells si prende la prima rivincita su Federer, mentre a Miami è Murray ad arrendersi in tre parziali, permettendo al numero uno al mondo di alzare il suo terzo trofeo stagionale.

Nella stagione sulla terra rossa, con un Nadal molto lontano dai giorni migliori, è proprio il serbo a dominare la scena in Europa: si conferma re sia a Montecarlo, giocando un torneo perfetto e battendo in finale il ceco Berdych, sia a Roma, battendo ancora una volta Roger in due set. Visto lo stato di forma e la mancanza di un avversario di livello, arriva a Parigi con tutti i favori del pronostico, ma il Roland Garros-unico Major assente nella sua bacheca- si dimostra ancora una volta un ostacolo veramente duro da superare per il serbo. Infatti, dopo un cammino perfetto, condito dalla vittoria ai quarti di finale contro il nove volte vincitore di questo torneo Nadal in meno di due ore di gioco, in finale si trova di fronte Wawrinka in versione “Stanimal” che gli procura il dispiacere più grande della stagione battendolo con il punteggio di 4-6 6-4 6-3 6-4. Inutile dire quanto Djokovic non abbia gradito l'epilogo di questo torneo, visto che mai come quest'anno, con un Nadal a mezzo servizio, il sogno di sollevare al cielo il primo trofeo parigino era stato così vicino.

Non si è numero uno al mondo senza motivo, e infatti il serbo ritorna in campo motivato più che mai a fine giugno in occasione di Wimbledon, saltando, come ormai fa da diverse stagioni, tutti i tornei di preparazione al terzo Slam stagionale. Non fa sconti a nessuno, compreso al “padrone di casa” Federer in finale: con una partita gradevole ma lontana dalla stupenda finale dello scorso anno, Novak ha la meglio sullo svizzero e festeggia così il suo terzo titolo sui prati londinesi.                                                                                       

Dopo il sesto titolo stagionale si prende una lunga pausa estiva, preferendo concentrarsi sulla preparazione fisica in vista dell'ultima parte della stagione e ritorna in campo solamente a metà agosto, ancora in trasferta sul cemento nordamericano. Ma i risultati stavolta non lo premiano: sia a Montreal che a Cincinnati si dimostra (forse per la prima volta in questa stagione) più vulnerabile rispetto a tutte le altre apparizioni e, dopo aver raggiunto con qualche difficoltà le finali, deve arrendersi in Canada a Murray e negli USA a Federer, mancando proprio a Cincinnati l'appuntamento con l'unico Masters 1000 ancora assente in bacheca.

Proprio in Ohio si registra l'ultima sconfitta stagionale di Djokovic, che da qui in poi inizia una striscia (ancora aperta) di 22 vittorie, con 29 set vinti consecutivamente fino alla semifinale di Bercy contro Wawrinka, nella quale il serbo mostra una superiorità quasi imbarazzante rispetto a tutti i tennisti del circuito. La striscia di successi inizia agli Us Open ai danni ancora una volta di Federer che, così come a Wimbledon, deve arrendersi in quattro set. La storia non cambia nemmeno nella trasferta asiatica, da sempre gradita al numero uno al mondo: vince Pechino in finale contro il miglior Nadal dell'anno, Shanghai contro il sorprendente Tsonga e, tornato in Europa, anche Parigi-Bercy contro Murray, portando a 10 il bottino di trofei in stagione.

Visti dunque gli ultimi risultati, ma più in generale anche la superiorità schiacciante dell'intero 2015, il favorito numero uno per questa edizione delle ATP Finals è sicuramente lui, che brinderà quest'anno all'ottava partecipazione consecutiva dal 2007 e andrà alla ricerca, da campione in carica, del quinto titolo di “maestro”.

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