ATP Finals, parola ai giocatori

Le certezze di Murray, le speranze di Cilic e Raonic, l'emozione di Thiem: ecco le dichiarazioni di alcuni dei protagonisti del Masters 2016.

ATP Finals, parola ai giocatori
I magnifici otto del Masters 2016. © Red Photographic

La presentazione ufficiale degli otto partecipanti al Masters di fine anno è avvenuta ieri sera a Londra, nell'ambito di un evento che si è svolto intorno al famoso veliero Cutty Sark, risalente al diciannovesimo secolo e diventato ora un'attrazione per turisti e appassionati. A margine dei vari appuntamenti legati agli sponsor delle Atp Finals, in questi ultimi giorni i magnifici otto hanno rilasciato dichiarazioni sul torneo che prenderà il via domenica 13 novembre.

Interessanti le parole di Andy Murray, che ha commentato così il raggiungimento della prima posizione del ranking mondiale: "E' qualcosa che non mi sarei mai aspettato di riuscire a conquistare, e che non ho neanche mai immaginato che accadesse. Quando in classifica sei dietro a giocatori del calibro di Djokovic, Federer e Nadal, è difficile continuare a crederci, ad allenarti ancora per avvicinarti a loro. Ecco perchè ora sono davvero soddisfatto di quanto ottenuto, perchè intorno a me ci sono giocatori straordinari. Per diventare numero uno è necessario disputare dodici mesi al top. Prima di quest'anno non ci ero mai riuscito, avevo avuto solo periodi di qualche mesi in cui ero stato solido, ma poi c'era sempre stato un calo. Mentre nel 2016, ad eccezione del mese di marzo, non avrei potuto fare meglio".

Molto diverso l'approccio alle Finals di Dominic Thiem, il ventitreenne austriaco che per la prima volta si affaccia a un palcoscenico tanto importante: "Ricordo che lo scorso anno guardavo quest'evento in televisione - le parole di Thiem, che succede a Thomas Muster come rappresentante del suo Paese al Masters - e pensavo che sarebbe stato difficile conquistare tutti quei punti necessari a qualificarsi. Quindi, essere qui per me è davvero un sogno. Penso che la chiave della mia stagione sia stato il lavoro che ho fatto nello scorso dicembre, durante la offseason, sono migliorato a livello atletico e mi sono allenato per essere più competitivo sulle superfici veloci. La prima metà del 2016 è stata assolutamente fantastica. Devo ringraziare il mio allenatore, Gunter Bresnik, che mi segue da quando avevo nove anni. Ha grande esperienza e ha allenato tanti ottimi giocatori, ha subito capito quali erano i miei punti deboli e mi ha aiutato a migliorarmi ogni giorno. Sono fortunato ad avere un coach come lui. Credo che battere Nadal a Buenos Aires sia stato un punto di svolta, è stata dura ma molto importante, perchè lui è una figura guida per tutti gli sportivi, non solo nell'ambito del tennis. Per quanto riguarda il futuro, voglio sviluppare ancora il mio gioco e competere anche nei grandi tornei. Devo ancora dimostrare a me stessa di potercela fare in eventi del genere, perchè al momento sono ancora lontano dal farlo. Non lontanissimo, ma lontano. I momenti peggiori di una stagione sono proprio quelli in cui vieni eliminato presto in un grande torneo, e quelli in cui non riesci ad allenarti come vorresti. La chiave è avere pazienza".

Un ritorno, invece, quello del croato Marin Cilic: "Anche l'anno scorso ho disputato diversi buoni tornei, ma ero sempre alla ricerca del mio gioco. Ho perso la prima parte del 2015 per un infortunio, e poi ho avuto un po' di up and down, cercando di recuperare quell'equilibrio che mi aveva portato a vincere gli US Open nella stagione precedente. Solo negli ultimi mesi mi sono sentito nuovamente a mio agio sul campo, e i risultati si sono visti. Dal punto di vista dell'approccio alle partite, sto cercando di essere sempre molto tranquillo, di concentrarmi esclusivamente su cosa devo fare sul campo. Certo, ci sono giocatori che mostrano più di me le loro emozioni durante le partite, che sono in grado di comunicare meglio con i tifosi, ed è un bene perchè abbiamo bisogno di personalità differenti nel circuito". Il nuovo Cilic nasce anche dal lavoro svolto con lo svedese Jonas Bjorkman: "L'idea era quella di trovare qualcuno che potesse aiutarmi nel migliorare il mio approccio a rete partendo dalla linea di fondo. Ho subito capito che lui era la persona giusta, perchè è stato un ottimo singolarista e un grande doppista: conosce perfettamente tutti gli aspetti del gioco". Il croato torna poi su uno dei match più appassionanti dell'anno, quello perso in quarti di finale a Wimbledon contro Roger Federer: "Ho giocato molto bene a Wimbledon, sono stato all'altezza di Roger. Ho avuto tre match points che non sono riuscito a convertire, ma so di aver giocato nel modo giusto: ero certo che se avessi servito bene per tutta la partita, poi avrei avuto l'occasione di vincere e che in generale avrei ottenuto buoni risultati giocando in quel modo".

Ha grandi aspettative anche il canadese Milos Raonic: "Lo scorso anno ho avuto continui fastidi alla schiena, che sono durati per circa sei mesi e che mi hanno costretto a chiudere la stagione in anticipo. Poi ho capito che ci sono occasioni in cui devi convivere con il dolore e altre in cui per fortuna ti senti benissimo. Ho utilizzato diversi metodi per superare il problema, ora mi sento in forma. Ho anche cambiato molto all'interno del mio staff, da McEnroe a Moya, so che chiunque ha lavorato con me ha fatto il massimo per aiutarmi. Sono sempre alla ricerca di persone che possano tirare fuori il meglio di me. Sarebbe un enorme rimpianto non provare a fare tutto il possibile per migliorare. Dodici mesi fa non ho partecipato alle Finals, ero sceso in classifica di diverse posizioni: é stato difficile accettarlo, ma allo stesso tempo ha rappresentato una motivazione in più. Per diventare numero uno al mondo bisogna giocare il tennis perfetto per trenta settimane: non sarà facile, ma nessuno potrà impedirmi di provarci".