Scalo transalpino

Nadal scalpita per il decimo, Djokovic gioca d'azzardo, Wawrinka fa capolino, Murray claudicante. Attenzione a Zverev e Thiem, animali da rosso

Scalo transalpino
Fonte: @rolandgarros / Twitter

Sboccia la NextGen sotto il sole cocente ed asfissiante di Roma. La città eterna accoglie il canto ammaliante di un tedesco dal sangue russo, un giovane rampollo capace di agguantare la top 10 a 20 anni appena compiuti diventando così il quarto più precoce di sempre dietro nomi del calibro di Nadal, Djokovic e Murray. In una superficie resa più veloce dalla massiccia presenza di acqua accumulata nel tempo, Alexander Zverev non commette sbavature e rimpolpa la sua schiera di trofei con un torneo importante. Il primo. Che - come per il bacio - non si scorda mai. Freddo e pragmatico, deciso e metodico, Sascha ha il merito di aver impedito ai più forti di giocare nelle loro migliori condizioni, togliendo ritmo allo scambio ed aumentando notevolmente la pesantezza di palla. Eppure il giovane di Amburgo - in maniera ampiamente pronosticabile - non è il favorito per l'edizione 2017 del Roland Garros. In alto, nell'olimpo, c'è sempre lui; il mancino di Manacor, il cannibale iberico. Nove titoli a Parigi, può essere l'anno giusto per fare cifra tonda. Affianco a Rafa ecco Djokovic e Murray, desiderosi di ripetere la cavalcata compiuta l'anno passato 

I favoriti

Rafael Nadal

La sconfitta patita a Roma contro un indemoniato Thiem, ai quarti, non cancella lo strapotere dello spagnolo. Il mancino di Manacor resta l'imperatore di questa superficie, l'uomo da battere. Spirito battagliero, boxer votato a fendere l'aria con irruenza inaudita, instancabile guerriero. Fiorente la prima metà del 2017, dove prima ha prestato il fianco allo strapotere di Federer nei primi tre impegni ufficiali, poi ha preso in mano le redini della stagione su terra. Decima a Montecarlo e Barcellona, quinto trofeo a Madrid. Arrivato in debito d'ossigeno e forza mentale a Roma, ha perso solo per mano di un Thiem stratosferico, il quale ha imbeccato la classica giornata di grazia. Passano gli anni e l'uncinata, la pesantezza del topspin scende di rendimento; la palla arriva leggermente più corta nel campo avversario, può essere maneggiata ed attaccata più facilmente. Ma parliamo di sottigliezze, il torero continua a galleggiare sulla linea di fondo ed a infliggere, sferrare colpi mortiferi ai suoi dirimpettai. La terra del Roland Garros, discretamente lenta, fa sì che la pallina venga ancorata al terreno prima di alzarsi a dismisura. E questo - per i fondamentali dello spagnolo - è un invito a nozze. Un grazie anche al tabellone, benevolo quanto basta

Nadal - Fonte: @rolandgarros/ Twitter
Nadal - Fonte: @rolandgarros/ Twitter

Novak Djokovic 

Il serbo gioca d'azzardo, spariglia le carte, mescola sicurezze ed insicurezze stazionando tra il lusco ed il brusco. Djokovic riparte - provvisoriamente - da Andre Agassi. Il Kid lo sosterrà - per ora - solo durante il torneo parigino, per poi tornare alla vita di sempre. Questa breve ed estemporanea partership potrebbe donare a Nole quella carica mentale in più che servirebbe a fargli trovare la quadratura del cerchio. Il suo 2017 - tolto il successo a Doha agli albori dell'anno novello - va in crescendo. Se prendiamo in esame gli ultimi tre tornei, coincidenti con i tre Masters 1000, passiamo dai quarti di finale a Montecarlo - eliminato da Goffin - alla finale a Roma contro Zverev, torneo dove si è intravisto anche il vero Djokovic. Il tabellone non lo aiuta molto; snocciolati i nomi di Granollers, Sousa e Schwartzman per le prime tre prove. Giocatori astrusi, lavoratori della terra che sfiancano a livello mentale. Dovrà tornare il camaleontico Nole, capace di fare man bassa su ogni superficie. Vedremo dove arriverà la fame del ragazzo di Belgrado, se le prove non peseranno sul groppone. E' ora di riprendersi la gloria, cadere e rialzarsi come insegnava anche Andre. 

Djokovic - Fonte: @rolandgarros / Twitter
Djokovic - Fonte: @rolandgarros / Twitter

Stanislas Wawrinka

A discapito di Andy Murray, ho deciso di inserire Wawrinka nello slot dei favoriti. Suggestione, supposizione sbagliata, possibile cantonata. Forse, perchè il ragazzo di Losanna sgomita, si prodiga, rivince Ginevra ed è la scheggia impazzita nello Slam d'oltralpe. Deludente a Roma, battuto da un amante del cemento come John Isner grazie anche alla superficie - come detto in precedenza - non peculiare alle sue caratteristiche, ma vincente nella sua Svizzera. Arriva al giro di boa con un livello non eccelso di tennis sul rosso, centellinato da una condotta remissiva del punto e da poche variazioni del suo tennis, troppo ancorato alla tipica sbracciata di rovescio. Rovescio che può far danni quando non ingrana. Inizio soft con Kovalik, poi subito ostacolo Dolgopolov; classico tennista estroso ed imprevedibile. Stan The Man è un diesel, sfreccerà la macchina? 

Gli outsider 

Su tutti, ovviamente, Andy Murray. Febbricitante fino a ieri, lo scozzese sembra aver superato la malattia e conferma la sua presenza al Roland Garros. Bisognerà capire la sua condizione in campo, ancora lontana dai fasti dell'anno trascorso. Dietro a lui, Dominic Thiem; l'austriaco sta vivendo una fantastica stagione sul rosso, ma appare ancora acerbo per arrivare alla gloria. Discorso analogo per il talentino Alexander Zverev, colpito anche da un tabellone tutt'altro che facile 

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